Codice antimafia, Cantone ci ripensa. «È una delle migliori leggi approvate»

Nuovo codice Antimafia, scena prima il Mattino di Napoli 2 luglio 2017, Raffaele Cantone, ciak si gira: «(…) La modifica che si vuole approvare al Codice antimafia non è utile, né opportuna e rischia persino di essere controproducente. Non è utile nei confronti delle organizzazioni mafiose che utilizzano la corruzione, perché in tali casi può certamente già utilizzarsi la normativa vigente (…)». Stop! Rifare. Nuovo codice Antimafia, scena seconda, festa di Articolo 1-Mdp Napoli 30 settembre 2017, Raffaele Cantone, ciak si gira: «Questo codice antimafia è una delle migliori leggi approvate da questo Parlamento, ci sono delle cose assolutamente indispensabili per un salto di qualità nella lotta alla mafia». Sarebbe buona la prima, direbbe il regista. Ma purtroppo c’è anche la seconda. E in mezzo ci sono cittadini, imprese e pubblici funzionari storditi e disorientati da una norma che estende la misura del sequestro preventivo dei beni anche agli indiziati per reati contro la pubblica amministrazione, peculato compreso. Una norma che ha indignato giuristi, studiosi, e imprenditori e, come abbiamo visto, lo stesso Cantone. Che adesso, però, passettino dopo passettino, rincula su cromature molto più stinte rispetto a quelle di qualche mese con il rischio di annebbiare la visuale del cronista sul suo reale pensiero. Vuole forse intendere che il nuovo codice sarebbe perfetto se non contenesse la norma che consente di aggredire i patrimoni di presunti innocenti indiziati per reati non mafiosi? Sarebbe una buona quadratura del cerchio se non fosse che è soprattutto quella modifica, assolutamente non marginale, a rendere «nuovo» il Codice antimafia. Se però la modifica che fa «nuovo» il Codice è la stessa che lo  rende anche indigesto a Cantone, ne consegue che, di codice, per il magistrato era meglio il “vecchio”. Certo, non è proprio facile dirlo apertamente anche perché quello del 2011 è farina del sacco del Cavaliere, proprio quello mascariato a più riprese dai pentiti di mafia e inseguito senza successo dalle procure di mezza Sicilia. Ecco perché, delle due “scene”, meglio la seconda e – direbbe Guccini – «a culo tutto il resto».