Legge elettorale, la Meloni boccia il Rosatellum bis: «È uno schifo»

C’è chi è pronto a giurare che stavolta, sulla legge elettorale, il Pd fa sul serio e chi non scommetterebbe neanche un centesimo bucato sulla possibilità che un nuovo sistema di voto veda la luce prima della fine della legislatura. L’ipotesi cui stanno lavorando gli esperti del partito di Renzi è il cosiddetto Rosatellum 2 (Rosato è il nome del capogruppo Pd alla Camera), una sorta di Mattarellum rovesciato (ma Bersani è pronto ad azzannare chiunque faccia il paragone) con un 36 per cento di eletti attraverso i collegi uninominali su base maggioritaria ed il restante, al netto della riserva destinata ai parlamentari eletti all’estero, in liste bloccate su liste proporzionale.

La Meloni: «Basta bloccati»

Il Rosatellum bis è solo un’ipotesi ma già scatena polemiche: «Renzi ed il Pd – attaccano i una nota i deputati grillini della commissioni Affari Costituzionali – sono pronti a varare l’ennesima legge elettorale incostituzionale dopo il Porcellum e l’Italicum, solo per ostacolare il M5S». Sente puzza d’imbroglio anche Giorgia Meloni. In un’intervista al settimanale Tempi la leader di FdI-An non fa mistero di sospettare che il Rosatellum 2 sia solo un modo per tornare al Rosatellum 1, cioè al simil-tedesco su cui era stato trovato un accordo tra FI, Lega, Pd e M5S, poi naufragato alla prova dell’Aula. Un sistema che, a suo giudizio, va bene solo al progetto di larghe intese mai veramente abbandonato da Renzi. Per questo non risparmia stoccate neanche ai suoi alleati: «Sembra quasi non vogliano vincere». 

La legge elettorale resta un miraggio

In effetti, in un sistema tripolare, il sistema tedesco è una legge elettorale che non incorona alcun vincitore. E questo, per la Meloni, è l’indizio che sul simil-tedesco, da lei ribattezzato l’Inciucellum, vi possa essere una convergenza d’interessi: quella di Renzi, che vuole le larghe intesa, quella di Berlusconi, che potrebbe essere «disponibile» ad accontentarlo e quella del M5S «perché così hanno la garanzia di non vincere le elezioni» L’unico non decifrabile è l’interesse di Salvini. «Non ho capito perché», dice infatti la Meloni. Resta da capire l’atteggiamento dei centristi di Ap. Una soluzione potrebbe essere quella di celebrare un congresso straordinario  per eleggere segretario Maurizio Lupi. Il nuovo leader riporterebbe il partito nel centrodestra. A quel punto, nessuno potrebbe più opporsi ad una candidatura di Angelino Alfano. Neppure Salvini.