«Casa e lavoro per integrare i rifugiati»: è polemica per il piano del Viminale

Suscita critiche il piano del Viminale per l’integrazione di migranti che hanno ottenuto lo status di rifugiati. Il “Piano nazionale di integrazione dei titolari di protezione internazionale”, varato martedì dal ministero di Marco Minniti, è stato presentato come ispirato a un principio di reciprocità: lo Stato italiano garantisce istruzione, assistenza e formazione; il rifugiato garantisce non solo il rispetto della legge, ma anche il riconoscimento dell’impianto valoriale del nostro Paese e la partecipazione alla sua vita economica, sociale e culturale».

Il piano riguarda 75mila rifugiati

Fin qui nulla di controverso. I problemi nascono, però, sul fatto che fra le misure concrete per realizzare questo percorso di integrazione vi sia un canale dedicato non solo per il sistema dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria, ma anche per «il concreto inserimento nel settore lavorativo» e per «l’accesso alle possibili soluzioni abitative». Insomma, per i 75mila migranti cui è riconosciuto lo status di “vero” rifugiato, il piano del Viminale riserva facilitazioni specifiche per ottenere casa e lavoro. Il programma, secondo quanto spiegato dallo stesso ministero, sarà finanziato «prevalentemente» con fondi europei: il Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami), ma anche il Fondo sociale europeo (Fse) e il Fondo per lo sviluppo regionale (Fesr). 

FdI e Lega contro il programma del Viminale

«Casa e lavoro concessi dallo Stato italiano a 75mila profughi (o sedicenti tali). Se sei italiano, invece, puoi anche crepare e dormire sotto i ponti. Ecco le priorità della sinistra al governo. Le nostre sono diverse: prima si garantisce casa e lavoro agli italiani e solo dopo si pensa al resto del mondo», ha commentato su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Per il capogruppo della Lega alla Camera, Massimiliano Fedriga, poi, «un conto è tutelare chi scappa da una guerra un altro è garantire privilegi rispetto ai cittadini italiani». «Se infatti riteniamo corretto offrire loro un alloggio dignitoso e temporaneo per il periodo nel quale persiste la situazione bellica nel Paese d’origine, dall’altro – ha commentato l’esponente del Carroccio – ci sembra vergognoso e oltremodo eccessivo riservare loro un percorso privilegiato per la casa e il lavoro, mai previsto per i nostri cittadini». «Non si usino due pesi e due misure: casa e lavoro rimangono due priorità per il nostro Paese e per gli italiani», ha proseguito Fedriga, aggiungendo che «è inoltre necessario non inserire in questo percorso coloro i quali, e sono la stragrande maggioranza, non scappano da guerre e, quindi, non hanno alcun diritto di rimanere nel nostro Paese».