Carabiniere rischia la galera: ha sparato a chi massacrava un suo collega

La giustizia italiana fa acqua da tutte le parti. La vicenda di  Marco Pegoraro, maresciallo dei carabinieri ed ex comandante della stazione di Carmignano di Sant’Urbano (Padova) sta creando un mare di polemiche: è stato rinviato a giudizio e ora rischia sei anni di carcere per omicidio per eccesso colposo di legittima difesa. E gli è andata bene, perché la prima incriminazione era omicidio volontario.

Carabiniere rinviato a giudizio

La vittima è Mauro Guerra, un 30enne culturista che doveva essere sottoposto a trattamento sanitario psichiatrico. Come racconta il Corriere del Veneto, il 29 luglio 2015 Pegoraro e un suo collega vanno a casa del giovane per convincersi a ricoverarsi all’ospedale di Schiavona. Guerra finge di andare in bagno, scappa dalla finestra e inizia l’inseguimento nei campi. Il collega di Pegoraro riesce a raggiungerlo e ammanettarlo, ma Guerra si divincola e lo picchia a sangue, usando anche il ferro delle manette. Un pestaggio brutale che sarebbe potuto terminare con la morte del carabiniere. Il maresciallo Pegoraro sceglie nel breve giro di qualche secondo di agire sparando in aria tre colpi di pistola. Quando il culturista, 100 chili di muscoli per due metri di altezza) non accenna a smettere il carabiniere si inginocchia e spara al corpo di Guerra, uccidendolo. In un secondo, ha salvato la vita al collega e, forse, rovinato la sua vita. Perché secondo il magistrato che ha condotto le indagini non si è trattato di una disgrazia o di una difesa, appunto, ma di un errore letale. Il maresciallo ora rinviato a giudizio, a detta del pm evidentemente esperto di corpo a corpo, avrebbe dovuto “neutralizzare la condotta violenta buttandosi su Guerra, colpendolo con un calcio o con il calcio della pistola”.