Calabria, nuova “sceneggiata” rossa per un fascista ricordato su una lapide

Ormai la macchina dell’indignazione dei partigiani, della sinistra anti-fascista e degli opportunisti dell’ultim’ora, ha il motore sempre acceso. Basta poco per fare scattare l’eco mediatica e per denunciare oltraggi alla memoria, alla Costituzione, alle ragioni dei vincitori.

In Calabria, per esempio, dopo le polemiche sollevate per l’intitolazione di un strada a Pino Rauti, a Cardinale, suo paese d’origine, stavolta lo “scandalo” rosso è scoppiato a San Vito sullo Jonio come racconta il Fatto Quotidiano. In quel piccolo paesino calabrese il nome di un console fascista fucilato dai partigiani a Dongo è stato inserito sul monumento che commemora i caduti. E qualcuno ha sollevato, solo oggi, la solita bufera. 

“Nella piazza dedicata a Mario Polerà, un ragazzo ucciso nella prima guerra mondiale, c’è infatti un monumento ai caduti che contiene, tra i nomi delle vittime del secondo conflitto mondiale, anche quello del colonnello Vito Casalinuovo”, scrive il quotidiano di Marco Travaglio indignandosi per la presunta “riscrittura” della storia.

Il colonnello Casalinuovo (nella foto in alto) fu console della milizia volontaria per la Sicurezza Nazionale agli ordini diretti di Benito Mussolini. Poi, dopo il 25 luglio 1943, diventò un ufficiale della Repubblica di Salò e  venne catturato dai partigiani che bloccarono la colonna di scorta al Duce per poi essere e fucilato nella piazza di Dongo. Il monumento ai caduti – racconta il Fatto – “era stato eretto a San Vito sullo Jonio dopo la Grande Guerra e poi aggiornato con l’inserimento dei soldati morti al fronte tra il 1940 e 1945”, tra cui Casalinuovo. Si può parlare di apologia di fascismo? È lecito per la nostra Costituzione inserire il nome di un gerarca fucilato dai partigiani in un monumento pubblico?, si interroga il giornale. Le domande della sinistra e dei partigiani sono sempre le stesse, in attesa di Fiano e della sua legge…