Brexit, le aziende contro May: «Senza lavoratori Ue non andiamo avanti»

Le aziende britanniche sono preoccupate per la stretta sugli immigrati dai Paesi Ue prospettata dal governo conservatore di Theresa May in relazione alla Brexit.

L’allarme delle aziende

All’indomani delle rivelazioni fatte dal Guardian, che ha pubblicato la bozza di un documento del ministero dell’Interno nel quale si ipotizza un drastico taglio dell’immigrazione dalla Ue, la Food and drink federation, l’organizzazione del principale settore manifatturiero britannico, lancia l’allarme. «Se questa è l’intenzione del governo allora indica una profonda mancanza di comprensione di quanto sia vitale il contributo dei lavoratori della Ue, a qualsiasi livello di competenza, nella filiera industriale», ha detto il presidente della federazione, Ian Wright.

Le intenzioni di Londra per la Brexit

La bozza di documento ottenuta dal Guardian indica che dopo la Brexit il governo intende limitare il soggiorno degli immigrati dalla Ue sprovvisti di competenze specialistiche a un massimo di due anni. Inoltre, per entrare nel Paese sarà richiesto il passaporto a tutti i cittadini provenienti dalla Ue. Nelle intenzioni del governo ci sarebbe anche una stretta ai ricongiungimenti familiari, limitati ai coniugi, ai figli e ai genitori a carico. Critici anche i sindacati. Frances O’Grady, segretaria generale della Trades union congress, la maggiore confederazione sindacale, afferma che le proposte del governo porterebbero a un’«economia sommersa» che incoraggerebbe lo sfruttamento degli immigrati creando una concorrenza sleale nei confronti delle aziende virtuose.