Blue Whale, era solo psicosi. Decine di denunce, ma un solo caso accertato

Prima dell’estate il gioco horror della Blue Whale era il pericolo più menzionato tra i tanti tranelli che sul web attendono al varco gli adolescenti. Poi l’allarme si è ridimensionato e si è scoperto che alcuni media avevano cavalcato l’onda emotiva della Blue Whale (Balena Blu) montando video farlocchi e mischiando le notizie di suicidi di giovani. In particolare la trasmissione Le Iene aveva fatto mea culpa dopo avere diffuso la notizia del terrificante “gioco del suicidio” tra i ragazzini.

Ora si fanno due conti sulle tante denunce presentate e si scopre che i casi in Italia erano inesistenti: dai tanti fascicoli aperti dallo scorso maggio, a seguito di denunce da parte di famiglie e scuole, sul ‘Blue Whale’, al momento emerge soprattutto che si era creata una “psicosi” che ha portato a un picco di casi segnalati. Ma non si sono trovati, allo stato, “istigatori” (i cosiddetti “curatori”) se non in un solo caso, venuto a galla lo scorso giugno, quello di una ventenne milanese che avrebbe convinto via web una dodicenne a procurarsi dei tagli.

Da quando il fenomeno è scoppiato, alla Procura di Milano sono arrivate decine e decine di denunce e il pm Cristian Barilli ha aperto una serie di fascicoli facendo accertamenti anche su casi di suicidio o tentato suicidio, alcuni dei quali avrebbero riguardato studenti di una stessa scuola del Milanese. Tuttavia al momento inquirenti e investigatori sono convinti che gli adolescenti che hanno compiuto atti di autolesionismo lo avrebbero fatto, in alcuni casi, solo perché suggestionati dal troppo parlare del gioco della Balena Blu. L’eccessivo allarmismo, dunque, non solo era infondato ma ha finito con l’aggravare un fenomeno rispetto alla cui reale natura erano richiesti più serietà e consapevolezza.