Berlusconi torna sulle note di Battisti. Salvini a Pontida: abolire le leggi Mancino e Fiano

A Fiuggi, il “suo” popolo lo accoglie gridando lo slogan: “Un presidente, c’è solo un presidente”. Che è un’investitura dal basso, un riconoscimento ulteriore dopo quello arrivato da Antonio Tajani che lo ha preceduto sul palco: “Non abbiamo bisogno di nessuna primaria, il leader noi ce l’abbiamo e questo leader si chiama Silvio Berlusconi”. 
Poi, la parola a Silvio Berlusconi, per un discorso che segna l’apertura ufficiale della campagna elettorale di Forza Italia in vista del voto in Sicilia e delle politiche 2018. Un ritorno accompagnato non solo dall’inno del partito ma anche dai grandi classici di Lucio Battisti che risuonano dagli altoparlanti dell’hotel di Fiuggi dove si svolge la convention azzurra. 

Berlusconi lascia intendere che la sua ridiscesa in campo potrà avvenire solo dopo che la Corte di Strasburgo si sarà pronunciata sulla legge Severino che gli impedisce di candidarsi:  “Sono stato condannato per un’accusa assurda, una sentenza che tutti ritenevano impossibile, arrivata con la complicità delle forze della sinistra e dei magistrati. Attendo dall’Europa di riavere completamente il mio onore per potermi presentare agli italiani presentando a loro il programma di un uomo onesto, integro, un contribuente leale”. Poi conferma la scelta “moderata” e invia frecciatine ai Cinquestelle (e forse anche alla lega di Salvini): «Siamo molto fieri di essere rappresentanti in Italia della grande famiglia popolare europea. I suoi valori sono i nostri valori. Mi ci ritrovo sino alle virgole. Solo chi è nel Ppe vincerà le prossime elezioni in Ue. La sinistra è in crisi ovunque e i populisti, ma rispetto il popolo e li chiamo ribellisti, non hanno vinto mai». Sui migranti non parla di “invasione”, non ricorre allo slogan “prima gli italiani”. Ma lancia una strategia a lungo termine: “Oggi abbiamo un assaggio dell’immigrazione di massa, poca cosa di quello che potrebbe accadere. L’unico modo per fermare questo flusso è un grande Piano Marshall per aiutare i Paesi d’origine. È l’appello che lancio a tutti i Paesi, mettere somme importanti per lo sviluppo di questi Paesi”.  

Matteo Salvini è intanto a Pontida con le sue ex camicie verdi diventate camicie tricolori. A lui i toni da statista non si addicono, e infatti vira su tutt’altro registro, cerca i voti della destra radicale e anche di quella destra che si dichiara apertamente neofascista: promette che con la Lega al governo saranno cancellate le leggi Mancino e Fiano (ancora non approvata, peraltro) e che sarà data mano libera alle forze dell’ordine per assicurare sicurezza ai cittadini onesti. Quindi dal palco di Pontida scalda i suoi militanti con una proposta di legge per “giudici eletti direttamente dal popolo”. 

Berlusconi sul programma non è meno generoso nelle promesse: se vinciamo subito la flat tax e via la tassa sulla prima casa. E all’amico Matteo lancia un avvertimento: “Il centrodestra in Italia, ti ricordo, lo abbiamo inventato noi…”.