“Bamboccioni” è un diritto: padre condannato a mantenere la figlia sfaccendata

È ufficiale: essere “bamboccioni” è un diritto dei figli. Ne consegue che per i papà è un dovere fungere da bancomat da qui all’eternità. Se non c’è ancora una legge a stabilirlo, è solo perché il nostro Parlamento è più lento della nostra giustizia-lumaca. Quest’ennesima perla, infatti, la porta in dono una doppia sentenza del tribunale di Pordenone e della Corte d’appello di Trieste che ha imposto ad un onesto agronomo friulano di corrispondere mensilmente mille euro alla figlia 26enne nonostante sia una sfaccendata che di esami all’università non ne sostiene e di lavoro non vuol sentir parlare. Il soccombente genitore non è un ricco epulone né uno di quei benestanti “padroncini” di cui abbonda il nostro Nord-Est, ma un professionista che dichiara un reddito di 20mila euro annui con cui deve provvedere anche ad un’altra figlia, per fortuna meno scapestrata, che studia a Firenze. Ma i giudici di Pordenone e di Trieste non potevano mica impietosirsi per la poco rosea condizione finanziaria dell’agronomo. La legge è legge. E quand’anche mancasse, nessuna paura: ci pensa l’ala creativa della magistratura a metterci una pezza. E poi vuoi mettere? Di qua una figlia che si sente lesa nel suo privilegio di nullafacente a pagamento; di là un padre costretto a fare i salti mortali per far quadrare il bilancio familiare. Persino scontato per toghe abituate a trasformare i capricci in diritto dare ragione alla prima e torto a secondo. E poco importa se poi le sentenze partoriscono aberrazioni morali e soluzioni diseducative. Qualcuno che se ne intendeva, diceva che per tastare il polso di una nazione, più che guardare ai grandi fatti della sua politica, occorre cogliere la consistenza e la frequenza degli scricchiolii in seno alla sua società. E questo che sale dal Friuli è a dir poco sinistro. Basti pensare che i giudici hanno condannato il padre contestandogli «una certa inerzia nella maturazione che porta all’indipendenza dei giovani ragazzi». Non si sono resi neppure conto che proprio le loro incaute parole, quegli stessi obiettivi di maturità e di indipendenza, li stavano irresponsabilmente sotterrando. E ora “bamboccioni” di tutta Italia, unitevi!