Bambini “drogati” di smartphone: ecco quando preoccuparsi e perché

Multitasking e velocissimi: i nostri bambini, nativi digitali e appassionati di elettronica per vocazione, hanno sempre lo sguardo chino sullo smartphone, talmente tanto da preoccupare gli adulti e motivare medicina e psicoterapeuti comportamentisti a intervenire per arginare un fenomeno che rischia di compromettere la loro stessa salute.

Bambini “drogati” di smartphone: ecco i rischi

Ma quanto incombe, allora, il rischio di Internet-dipendenza? «Li abbiamo tutti visti questa estate, ma anche i genitori ormai al ristorante non si comportano diversamente. Un fenomeno che preoccupa molti adulti. Sicuramente bambini e adolescenti nativi digitali hanno un legame molto stretto con questi dispositivi, ma si tratta di un fenomeno evolutivo e non di una patologia. Semplicemente è cambiato il modo di comunicare, di concentrarsi e di memorizzare. E non è sempre il caso di allarmarsi», smorza in parte l’allarme Federico Tonioni, responsabile dell’Area delle dipendenze da sostanze e delle dipendenze comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma ed esperto in Internet-dipendenza, che poi però, a stretto giro, mette in luce i segnali d’allarme: «L’abuso del gaming e soprattutto il ritiro sociale. Ragazzini che smettono di uscire di casa e si chiudono per ore con i giochi sparatutto: si tratta di un modo per sfogare una enorme rabbia repressa, che deve detonare e si sfoga proprio con i giochi; tanto che poi, se privi questi ragazzi dei videogiochi e del computer, non di rado alzano le mani sui genitori. Una barriera alle emozioni, contro il dialogo e la condivisione», aggiunge l’esperto che parla di psicopatologia web-mediata e punta il dito contro le nuove forme di assenza genitoriale: «Se c’è il telefonino a tavola non si parla più… Internet viene usato non per stare con i figli, ma come baby sitter fin da quando questi sono molto piccoli. Quando poi diventano adolescenti, si cerca con loro un rapporto e un dialogo che però non è stato mai costruito e che in quel momento i ragazzi non vogliono».

Quella dipendenza da Internet che diventa ossessione…

E allora, al Gemelli il team di Tonioni segue tre gruppi di genitori in crisi con i figli. «In generale – evidenzia lo specialista – intorno ai 13 anni c’è un passaggio critico dall’infanzia all’adolescenza, e quello che era il nostro «bambino perfetto» diventa nell’arco di pochi mesi uno sconosciuto… Ci si sente traditi, manipolati e trascurati, criticati, ma la crisi dei genitori è necessaria, perché se non c’è allora finisce per entrare in crisi l’adolescente». Ed è così che si arriva a spiegare come l’ambulatorio per la dipendenza da Onternet del Policlinico Gemelli di Roma dal 2009 al 2015 ha già registrato 1.200 prime visite. Per affrontare al meglio un problema così complesso, la struttura è poi diventata un Centro multidisciplinare che mette insieme psichiatria, neuropsichiatria infantile e pediatria. «Dal 2009 abbiamo seguito più di 1.100 nuclei familiari tra ragazzi e genitori – ricorda lo specialista – e spesso il percorso dei secondi ha portato ad un miglioramento dei primi». Resta sempre il fatto, però, che istituire una serata senza smartphone come scelta condivisa può aiutare il dialogo tra genitori e nativi digitali che diventano grandi.