Assange la spara grossa: «Catalogna? È guerra mondiale su Internet»

Per Julian Assange non esiste più né la realtà storica né quella politica, ma solo la realtà virtuale: quello in corso in Catalogna sarebbe per lui «l’inizio della prima guerra mondiale su Internet». Da una parte, scrive Assange, il tentativo dei catalani di organizzare un referendum sull’indipendenza della regione autonoma, dall’altra gli sforzi dell’intelligence spagnola che interrompe le comunicazioni, occupa le compagnie telefoniche e pone la censura su centinaia di siti. La mossa più recente è quella di chiedere a Google di togliere dallo store l’applicazione che permetterebbe ai catalani di votare online anche in caso di chiusura dei seggi fisici.  Sono molto pesanti le accuse che Assange rivolge a Madrid: parla di “popolo” contro lo “Stato” e di pulsioni autoritarie. Ma Assange dovrebbe sapere che la Spagna è uno Stato democratico, con tanto di Costituzione, istituzioni e di garanzie giurisdizionali. Evidentemente l’autore di Wikileaks pensa che uno dei più vecchi Stati d’Europa debba finire con una serie di clic. E non s’accorge che il vero totalitarismo oggi viene dal web e dal modo in cui si possono manipolare in poco tempo i sentimenti delle masse, creando questioni che non esistono nella storia e nella concreta realtà politica. Del tutto artificiosa è infatti l’idea che il destino di uno Stato nazionale che esiste da secoli debba finire nelle mani di qualche blogger esagitato (e, probabilmente, prezzolato). 

In realtà, dietro il referendum per l'”indipendenza” della Catalogna, si intravede in controluce l’ennesimo tentativo per infliggere un colpo di grazia ai già stremati  Stati nazionali europei. Il tentativo  non è riuscito con la Scozia. Ora si ritenta con la Catalogna. Ai poteri finanziari globali fa chiaramente comodo liberarsi di governi e parlamenti legittimati dalla storia, dal sacrificio e dal sangue di intere generazioni. Assange non è che l’ultimo, sofisticato prodotto di questi poteri, un prodotto imposto alla massa di quelli che sono stati definiti i “cretini digitali”, vale a dire le mosche cocchiere del nuovo totalitarismo.