Asilo, consigli per un inserimento sereno. Ma per le mamme non c’è scampo

Settembre, tempo di ritorno a scuola. E, se si tratta di bambini piccoli, di inserimento al nido o alla materna. Un passaggio considerato necessario per rendere il distacco dei bambini dalla famiglia meno traumatico, ma spesso complicato per i genitori, costretti a “turni” di accompagnamento incompatibili con il ritorno al lavoro. Tanto che c’è chi è costretto programmare una parte di ferie in funzione di questo momento. 

Lo “stillicidio” dell’inserimento 

Si inizia così gradualmente che la prima settimana di apertura delle scuole è come se non esistesse: il primo giorno il bimbo rimane all’asilo per una mezz’ora, il secondo per tre quarti d’ora, il terzo per un’ora e così via. Sempre con un genitore al seguito. La seconda settimana poi, se tutto va bene, si passa alla mezza giornata e in due settimane al massimo si conquista finalmente l’orario pieno. Il genitore viene liberato dall’incombenza, ma intanto ha sperimentato un concentrato di problemi legato alla famosa conciliazione-scuola lavora. Se riesce a evitare l’esaurimento nervoso, comunque, quello che succederà dopo gli sembrerà tutta discesa.

Il distacco è un «momento positivo»

Quello che capita ai genitori, però, non sembra essere importante per il sistema. Anzi, le analisi sul meccanismo danno per scontato che salutare i figli che vanno a scuola sia un problema, quando nella realtà c’è chi ha messo in fresco una bottiglia per brindare al momento. In ogni caso, ci sono alcuni suggerimenti per affrontare l’inserimento, che valgono per tutti: genitori affranti e genitori entusiasti. «Bisogna tenere a mente – spiega Paola Vinciguerra, presidente Eurodap, un’associazione che si occupa di attacchi di panico – che il distacco dalla mamma è un momento positivo nella vita di un bambino e non va quindi vissuto con ansia o preoccupazione». «Il distacco – chiarisce l’esperta – contribuisce a far crescere nel piccolo la fiducia in se stesso».

 Al bambino bisogna sempre dire la verità

«Più il figlio è piccolo, quindi, più il distacco è paradossalmente morbido», aggiunge Vinciguerraricordando che se invece «il bambino è stato a casa fino ai tre anni, l’inserimento all’asilo rappresenta per lui un enorme cambio di scena: il piccolo si ritrova infatti improvvisamente in un ambiente senza protezione e deve quindi ricostruire il suo codice di protezione in altre figure, diverse dalla mamma, e anche in se stesso». In sostanza quindi, «prima avviene il distacco, meglio è». La psicologa spiega poi che «al bambino bisogna sempre dire la verità», rassicurandolo e preannunciandogli il prossimo ingresso all’asilo e magari andando con lui a comprare il kit che dovrà portare a scuola. 

Le mamme devono restare serene

Per quanto riguarda la fase di ambientamento del bimbo al nido o all’asilo, i tempi variano in base alle circostanze. «Solitamente, se il bambino è stato abituato al distacco, magari con l’affidamento ai nonni o dal momento che la mamma è dovuta rientrare a lavoro, dopo anche soli due giorni il bambino riesce ad ambientarsi. Può richiedere più tempo invece, il pieno inserimento di un bambino che è sempre stato iperprotetto dai genitori». Infine, il suggerimento per le mamme: è importante che loro per prime mantengano un atteggiamento sereno nel momento del distacco, in modo da non trasmettere al proprio figlio un messaggio negativo e carico d’ansia.