Alla parola “vitalizi” scattano i grillini: «Rinunciamo». FI: «Pura demagogia»

Ebbene sì, è scattato proprio oggi. Parliamo della pensione parlamentare, quella che la stampa continua a bollare come vitalizi, ma che in realtà è una pensione di circa 900 euro, calcolata con metodo contributivo cioè sulla base degli oneri versati, esattamente come avviene per i comuni cittadini e che i neo-onorevoli percepiranno a 65 anni. Tranne gli onorevoli grillini, sui quali qualsiasi riferimento ai vitalizi fa lo stesso effetto del gong per il pugile suonato: scattano in piedi e alzano la guardia.

Lettera di Di Maio e Di Battista ai presidenti delle Camera

E così, nello stesso giorno in cui è scattato l’«odioso privilegio», i dioscuri che reggono le sorti del M5S, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, hanno preso carta e penna e in una lettera rivolta ai presidenti di Camera e Senato, che certamente non passerà alla storia, hanno annunciato la fatidica rinuncia. «Con questo atto – vi si legge – decidiamo di rinunciare alla pensione privilegiata: è una rinuncia di cui i presidenti della Camere devono solo prendere atto». Non in omaggio al voto di povertà di San Francesco, cui pure Beppe Grillo ha rivelato di ispirarsi al netto ovviamente della sua villa lussuosa e del suo yacht sul quale passa dorate vacanza in Sardegna, bensì per assecondare una volgarissima pulsione a strumentalizzare. «Questo palazzo – ha infatti sottolineato Di Maio in conferenza stampa a Montecitorio –  si è rivelato il palazzo del medioevo della politica: i partiti, da Lega a Pd passando per Fi, sono fermi al medioevo politico e vogliono che anche l’M5S si comporti come loro» ma, assicura, «non ci lasceremo trascinare».

Vitalizi: cortina fumogena per nascondere i guai della Raggi

È fin troppo evidente che il M5S usa i vitalizi come cortina fumogena per nascondere i disastri dei suoi sindaci, rivelatisi incapaci di gestire una piazza a Torino, di affrontare un nubifragio a Livorno e di far funzionare i servizi essenziali a Roma. Ma sul punto Di Maio glissa tranquillamente e punta dritto al «buon esempio» dato dai grillini in Parlamento. «È bastato l’ingresso dell’M5S – ha scandito con assoluto sprezzo del ridicolo – perché sparissero i vini pregiati in buvette o le etichette “lasciare il passo agli onorevoli” negli ascensori». Non c’è che dire: vaste programme, avrebbe chiosato De Gaulle. Meno ironico, invece quello del forzista Schifani: «La demagogia dei Cinquestelle non ha mai portato a nulla e non porterà a nulla neanche sul tema vitalizi. Con i metodi di Grillo l’unica cosa che si può ottenere è qualche like sui social, utile all’autostima del leader, ma di certo non al futuro del Paese».