Ai negoziati Brexit è sempre quella economica la questione più ardua…

Il primo ministro britannico Theresa May “a Firenze si è espressa in modo costruttivo. Quello che conta ora, in un tempo che è limitato e che ci avvicina ogni giorno che passa al 29 marzo 2019, è che il governo britannico traduca le parole di Theresa May in posizioni negoziali precise. Su queste basi discuteremo nei dettagli di queste posizioni, al tavolo dei negoziati. Siamo dunque al momento della chiarezza, in particolare sui diritti dei cittadini e sull’accordo finanziario. E abbiamo anche bisogno di avanzare su una soluzione unica riguardante l’Irlanda. Su tutto questo, è il momento della chiarezza”. Lo sottolinea il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, a Bruxelles, al termine del Consiglio Affari Generali a 27 e prima di avviare il quarto round dei negoziati con Londra. Secondo il presidente della Bce Mario Draghi, in audizione alla commissione Econ dell’Europarlamento a Bruxelles, l’impatto della Brexit sulla crescita economica europea “dipenderà molto da quale sarà l’accordo finale. Quello che possiamo dire è che, più tempo a disposizione c’è, più l’economia riuscirà ad adattarsi alla nuova situazione”. Per esempio le aziende “potranno decidere se rilocalizzare o no” le loro attività, se hanno tempo a sufficienza. “Se viene dato abbastanza tempo e se non si fanno errori gravi, allora questi rischi sono gestibili”. Tuttavia è ormai chiaro che l’accordo sui termini finanziari dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue è il capitolo “più difficile” dei negoziati tra Londra e Bruxelles. Lo conferma il ministro degli Esteri danese, Anders Samuelsen, a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles.