Addio a Gastone Moschin, indimenticabile “amico” di zingarate (VIDEO)

Era rimasto l’ultimo dell’irresistibile combriccola di bischeri dio Amici miei, Gastone Moschin: e ora anche il suo architetto Melandri ha raggiunto gli altri compagni di scherzi e spedizioni punitive, tutte rigorosamente concluse a tavole nel segno di pantagrueliche mangiate nei vari ristoranti toscani che hanno ospitato il set di uno dei film più amati di Mario Monicelli. Ma l’ultima zingarata Moschin l’ha fatta proprio andandosene in silenzio: del resto, chi lo conosceva e con lui ha condiviso gli ultimi anni di vita fa sapere che il «ruolo del superstite gli andava stretto»…

Addio a Gastone Moschin , indimenticabile compagno di zingarate

88 anni, l’indimenticabile attore era ricoverato da qualche giorno nell’ospedale Santa Maria di Terni; poi un post su Facebook inviato dalla figlia Emanuela ha annunciato il commiato anche dell’ultimo bischero del film culto di Monicelli: «Addio papà, per me eri tutto». E ha dato corpo e voce a tutto, Gastone Moschin, nel corso di una lunga e poliedrica carriera che fra teatro, cinema e televisione, avrebbe perlustrato dalla comicità al dramma tutti i percorsi artistici possibili e tutti battuti al meglio fino al traguardo del successo popolare e del riconoscimento critico. E se dal teatro al set, dalla compagnia dello Stabile di Genova, a quella del Piccolo di Milano, passando per il lavoro allo Stabile di Torino, la commedia sembra essere comunque la sua formula espressiva più congeniale alle sue corde, il tratto distintivo di una carriera culminata in due successi di sempre della commedia all’italiana: L’audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy e, ovviamente, la saga di Amici Miei, in realtà i protagonisti a cui in assoluto Gastone Moschin ha impresso un segno indelebile sono due maschere tragiche, quella che gli viene affidata nel 1966 da Florestano Vancini per Le stagioni del nostro amore e, ancora di più, quella scelta per lui da Pietro Germi in Signore & signori, un incommensurabile affresco delle ipocrisie e delle meschinità piccolo-borghesi della provincia italiana che farà conquistare a Moschin un Nastro d’argento per la migliore interpretazione non protagonista di quel marito frustrato da una moglie debordante e che cede alle lusinghe di una irresistibile Virna Lisi.

Dalla commedia al dramma, dal film d’autore al poliziottesco

Il resto del suo impegno Moschin lo dividerà equamente tra tradizione, sperimentazione e semplice divertimento istrionico: e allora nel suo curriculum c’è spazio per tutto, dallo spaghetti western (Lo specialista, di Sergio Corbucci) alla commedia scollacciata anni 70; dalla performance ne Il conformista di Bernardo Bertolucci a uno dei primi esperimenti nel fantasy all’italiana con L’inafferrabile invincibile mister invisibile di Antonio Margheriti; senza trascurare il poliziottesco (Milano calibro 9 diretto da Fernando Di Leo) e un impegno d’autore diretto da Carlo Lizzani in Roma bene. Detto ciò, come a tutti ci piace ricordarlo in una delle sue indimenticabile zingarate, consolandoci al pensiero che ora che la banda si è riunita potrà proseguire a divertire e divertirsi anche lassù.