4000 euro per il permesso di soggiorno: arrestato avvocato

Un avvocato, una titolare di un’agenzia di pratiche lavorative e un agricoltore avevano escogitato un sistema per far ottenere a numerosi cittadini extracomunitari il permesso di soggiorno: ma la loro truffa è stata scoperta e nei loro confronti sono scattate le manette. I carabinieri della stazione di Montecatini Terme (Pistoia) hanno eseguito tre ordinanze di misure cautelari agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, firmate dal gip del Tribunale di Pistoia, Patrizia Martucci, per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e truffa aggravata in concorso, nei confronti di M.S., 45enne, avvocato di Montecatini Terme, F.P., 45enne, nata in Romania ma da lungo tempo residente nella città termale, titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche per il lavoro, ex barista con alcuni precedenti di polizia a suo carico, e S.M., 54enne imprenditore agricolo, incensurato, di Prato. L’indagine partita nel novembre del 2016 si è conclusa nel giugno scorso con l’acquisizione di vari elementi di colpevolezza nei confronti degli indagati. Ognuno di loro aveva delle specifiche funzioni. Le indagini hanno permesso di appurare che molti cittadini extracomunitari si rivolgevano al legale per consulenze relative all’ottenimento di un permesso di soggiorno. L’avvocato rassicurava i clienti circa la certezza del rilascio del documento di soggiorno ed organizzava in quello studio un incontro con la complice, titolare dell’agenzia di disbrigo pratiche, che veniva presentata come una persona ”molto influente presso l’Ufficio Stranieri”. Nel corso della prima riunione presso lo studio legale, la donna spiegava che per ottenere il permesso di soggiorno, avrebbe fatto assumere i richiedenti presso una ”ditta seria” diretta da un importante imprenditore di Prato, il terzo complice. Si sarebbe trattato di un lavoro vero, per i primi mesi non retribuito. L’indagata si occupava pertanto di acquisire i documenti dei richiedenti e compilava le istanze che venivano inoltrate, on line, al Ministero dell’Interno. Queste istanze erano corredate da una dichiarazione da parte del terzo indagato, l’imprenditore di Prato, il quale si impegnava ad assumere i richiedenti fornendo loro vitto e alloggio. I richiedenti sarebbero stati assunti presso una cooperativa agricola con mansioni di bracciante agricolo.  Per ciascuna pratica le vittime del raggiro hanno pagato 3500-4000 euro versando la somma in contanti all’avvocato il quale spiegava che le somme erano necessarie per retribuire i due complici. Nel corso dei ”colloqui di consulenza”, l’avvocato e la donna proponevano anche altre opzioni per poter ottenere con certezza permessi di soggiorno, per esempio attraverso matrimoni ”combinati” con persone italiane reperite direttamente dallo studio legale per un prezzo di 5000 euro. Sarebbe stato possibile anche ottenere il permesso di soggiorno attraverso iscrizioni all’università (prezzo di 2000 euro) o attraverso l’apertura di partita Iva (prezzo 2500). È stata fatta luce su 16 istanze presentate alla Prefettura di Prato da altrettanti cittadini extracomunitari (11 cinesi e 5 albanesi), che peraltro sono state tutte rigettate dall’autorità amministrativa a seguito dei controlli patrimoniali della ditta che si era fatta carico di assumere gli stranieri, da cui è emerso che il fatturato e l’entità economica della stessa sono pressoché nulli e che certamente non vi era la necessità di assumere manodopera extracomunitaria.