Varsavia sfida Mosca: abbatteremo i monumenti sovietici. L’ira del Cremlino

Varsavia sfida Mosca e Berlino minacciando di abbattere i monumenti sovietici di epoca comunista e di chiedere risarcimento per le atrocità del regime nazista. Lo scorso mese, come rivela un servizio su la Stampa.  il presidente polacco Andrzej Duda ha dato via libera a nuovi emendamenti alla cosiddetta legge sulla «decomunistizzazione» e ha bandito i simboli dei regimi totalitari. «Il punto – si legge sul quotidiano – è che le nuove norme mettono a repentaglio i tanti monumenti della propaganda sovietica disseminati in territorio polacco e, soprattutto, statue e memoriali dedicati alla vittoria sovietica sulle truppe di Hitler e ai soldati dell’Armata rossa caduti in Polonia.

Varsavia sfida Mosca

Immediata e durissima la reazione del Cremlino che parla di «una provocazione oltraggiosa» e minaccia non meglio precisate «conseguenze». Il Senato russo ha addirittura chiesto a Vladimir Putin «misure restrittive nel campo della cooperazione bilaterale con la Polonia» e sanzioni contro alcuni deputati di Varsavia. Da Mosca fanno sapere che per ora il capo di Stato non ha preso nessuna decisione  ma che i rapporti tra i due Paesi restano tesi. Una tensione che viene da lontano visto che la Polonia è uno degli Stati in cui si concentrano sempre più militari della Nato sullo sfondo della corsa agli armamenti in Est Europa tra Russia e Alleanza atlantica, e dove gli Usa vogliono schierare elementi del loro Scudo spaziale.

Il braccio di ferro con Berlino

«L’Urss –  spiegano da Mosca – ha pagato il prezzo più alto per liberare la Polonia. Nelle battaglie col nemico sono morti, e sono poi stati sepolti, oltre 600.000 soldati e ufficiali dell’Armata rossa. Riposano in territorio polacco anche centinaia di migliaia di prigionieri sovietici morti nei campi di concentramento tedeschi». Varsavia assicura che i cimiteri di guerra non saranno toccati, ma la differenza di fondo è che per la Polonia quelle dell’Urss non erano forze di liberazione, ma di occupazione. Come del resto dimostra il patto Molotov-Ribbentrop con cui Hitler e Stalin volevano spartirsi il Paese. Anche con Berlino i rapporti non sono idilliaci, specialmente sulla riforma della giustizia polacca e sulla questione dei migranti. Non è da escludere che ci sia anche questo dietro la possibile richiesta a Berlino di un «enorme» risarcimento per gli orrori e le distruzioni dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale al momento al vaglio del Parlamento polacco. Il conservatore Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello di Lech Kaczynski e leader del partito di maggioranza, non ha dubbi: «Il governo si sta preparando a una controffensiva storica».