Usain Bolt, l’uomo diventato leggenda con il sorriso

L’abbiamo visto volare sulle piste d’atletica di tutto il mondo, l’abbiamo ammirato e siamo rimasti increduli mentre sbriciolava ogni record su quei 100 e 200 metri, così brevi ma così densi di emozioni in ogni secondo che scorreva. Usain Bolt è stato un’icona dello sport, una leggenda che ha segnato un’epoca emozionando tutti noi. Il suo ritiro ci lascia un vuoto perché, in fondo, ormai ci eravamo affezionati a quelle imprese che pensavamo mai avrebbero visto la fine. Nato il 21 agosto del 1986 nella parrocchia di Trelawny in Giamaica cresce, insieme al fratello Sadiki e alla sorella Christine, a Sherwood, un piccolo villaggio di circa 1000 abitanti.

Fin dalla giovinezza il suo talento è cristallino. Nel 2001 inizia a vincere le prime competizioni scolastiche, gareggiando nei 200 e nei 400 metri piani. In seguito un po’ di sfortuna e qualche infortunio ne freneranno l’immediata esplosione. Ma un predestinato non può mancare all’appunto con la storia e all’appuntamento più importante Bolt risponde solo come i più grandi sanno fare. È il 2008 e, visti i notevoli riscontri cronometrici sui 100 e i 200 metri, il velocista giamaicano si presenta da grande favorito ai Giochi Olimpici di Pechino. Il 16 agosto stabilisce il nuovo primato mondiale sui 100 metri piani, percorrendoli in 9”69. Memorabile il momento in cui, a 30 metri dal traguardo e con la scarpa sinistra slacciata, rallenta vistosamente la corsa in preda all’esultanza.

Ma tutto questo non bastava. Perché Bolt voleva anche l’oro nei 200, convinto di poter emulare quel Carl Lewis “Figlio del Vento” che nei Giochi di Los Angeles (1984) era riuscito nell’impresa. Tutto secondo copione. Vincerà la medaglia d’oro portando a casa anche il nuovo primato mondiale nonché la staffetta 4×100. Ma questo sarà soltanto l’inizio di una carriera fatta di imprese straordinarie e di vittorie che lo porteranno a collezionare ben 8 ori olimpici e 11 mondiali. Carriera terminata il 5 agosto del 2017, quando ha corso per l’ultima volta i 100 metri. Certo, mai avremmo immaginato che il dio della velocità sarebbe rimasto sconfitto mostrando tutto il suo lato umano.

Ma in fondo, Bolt, è anche questo, capace di stupire ed appassionare anche nella più importante delle sconfitte. Quello che rimane di questi 9 anni di dominio incontrastato della pista d’atletica, oltre alle imprese sportive, è il sorriso e la naturalezza di un uomo che ha saputo conquistare il mondo grazie alla sua leggerezza. Un campione incredibile entrato nei cuori di ognuno di noi e che la leggenda racconterà ai nostri posteri.