Socci a gamba tesa, in Vaticano c’è un Papa e un anti-papa: ecco perché

Antonio Socci, scrittore cattolico ed editorialista,  è noto per le sue posizioni “scomode” . Sta facendo discutere un suo intervento su Libero riguardante papa Francesco e la questione del Venezuela. «È grossa, per Bergoglio, la sconfitta che ha subito sul Venezuela: ha perso la partita e si è dovuto piegare alla Segreteria di Stato del card. Parolin e ai vescovi del Venezuela che hanno preteso una sconfessione del despota rosso Maduro (firmata peraltro dalla stessa Segreteria di Stato). Il papa argentino infatti era vicino a Maduro (lui è sempre “tenero” con tutti i tiranni rossi, da Fidel Castro ai cinesi, mentre demonizza Trump e i leader democratici). Bergoglio si era perfino prestato, nel giugno 2013, a una parata propagandistica, in Vaticano, durante la quale si era fatto fotografare mentre benediceva Maduro sulla fronte». Antonio Socci ricostruisce i retroscena che hanno secndo le sua analisi condotto il Pontefice a condannare la linea illiberale che Maduro sta tenendo in un Venezuela insanguinato e affamato dal figlio politico di Chavez. Continua Socci: 

Socci e il ruolo del cardinale Parolin

«Oggi che il despota ha ridotto alla fame il Venezuela (nonostante sia uno dei paesi più ricchi del pianeta: primo al mondo per riserve sfruttabili di petrolio), oggi che Maduro reprime nel sangue le proteste della piazza, il popolo e la Chiesa del Venezuela non potevano più accettare la tacita vicinanza del papa argentino al regime, così la Segreteria di Stato vaticana ha prevalso, facendo vincere oltretevere la linea dei vescovi venezuelani. Capita sempre più spesso. Dentro la Chiesa ormai il regno del “papa argentino” viene definito con termini come “sciagura”, “disastro” e “flagello”», è il giudizio severo di Socci. «Pur con lo stile felpato degli ambienti ecclesiastici, si notano le reti di protezione della Chiesa, di autodifesa per scongiurare i colpi o limitare o rattoppare i danni incalcolabili provocati da Bergoglio e dalla sua corte. Ed è, sempre più spesso, il cardinale Parolin, Segretario di Stato vaticano, il protagonista di quest’ opera di contenimento e correzione (com’ è accaduto sul Venezuela)».

La mano di Parolin anche nel caso di Charlie Gard?

Socci prosegue con altri esempi – immigrazione,  politica estera, Trump, Russia – ad illustrare come secondo lui lo “zampino” di mons. Paroloin stia assurgendo a ruolo chiave nel “correggere” alcune indicazioni di papa Bergoglio. Aggiunge infine Socci: «Probabilmente c’ è la mano di Parolin anche nell’ ultima fase del “caso Charlie”, per salvare la reputazione alla Santa Sede, pesantemente compromessa dall’ ostinato silenzio di Bergoglio in proposito. Se è grazie al diluvio di telefonate di protesta arrivate in Vaticano che Bergoglio, attorno al 1° luglio, si è arreso e ha fatto fare un timido e indiretto messaggio (quando già le sorti del bambino erano decise), è stato poi Parolin, il 4 luglio, a dichiarare che «faremo il possibile», ad attivare l’ ospedale Bambin Gesù e ad affermare che «siamo per la vita» e «offriamo tutte le possibilità affinché siano continuate tutte le cure per questo bambino». Sigillo finale: « Si dice infine che la stessa Segreteria di Stato stia anche frenando i progetti “rivoluzionari” della corte bergogliana sulla liturgia – scrive Antoio Socci – (la manimissione della Messa è un terreno minato su cui rischia di scoppiare lo scisma). L’ attivismo di Parolin miete sempre più consensi fra i tanti che sono sconcertati dall’ opera di demolizione di Bergoglio. Ma per quanto ancora può continuare questa situazione?