Roma, profughi tirano sassi ai bambini. In rivolta un intero quartiere

Un eritreo ospitato nel centro di accoglienza della Cri al Tiburtino III che lancia sassi contro un gruppo di ragazzini che giocava davanti alla struttura. La madre di uno dei bambini, di circa dieci anni, che va a protestare, ma viene circondata e di fatto sequestrata nel centro. Secondo le prime ricostruzioni, vi sarebbe questo alla base della rivolta popolare contro i profughi scoppiata nel quartiere alla periferia di Roma. 

Il quartiere in rivolta contro i profughi

Tutto si è consumato tra le 22.30, quando i ragazzini sono stati oggetto del lancio di sassi, e mezzanotte e mezza, quando la rabbia dei cittadini del quartiere, scesi in strada per aiutare la mamma aggredita, è esplosa in una vera e propria rivolta contro i migranti. Nel parapiglia il 40enne eritreo che aveva lanciato i sassi è rimasto ferito, colpito da una coltellata alla schiena. L’uomo è stato ricoverato all’ospedale Sandro Pertini, le sue condizioni comunque non sono gravi. Solo l’intervento delle forze di polizia è riuscito a riportare la calma. Sul caso sono ora in corso le indagini.

Al Tiburtino III è esplosa «una bomba sociale»

Da tempo gli abitanti del Tiburtino III, una periferia segnata da numerosi problemi, protestano inascoltati contro la presenza del centro di accoglienza. «La bomba sociale che temevamo scoppiasse già due anni fa, sembra essere esplosa al Tiburtino III», ha commentato il responsabile regionale di CasaPound Italia, Mauro Antonini, annunciando un sopralluogo. «Avevamo avvertito le istituzioni e le autorità che quel centro andava chiuso: sono ospitati più di quanti la struttura ne possa contenere, non sono rifugiati politici, bivaccano per strada dal mattino a notte fonda, degradando la parte della struttura adiacente alla scuola elementare del quartiere», ha proseguito l’esponente di CasaPound. «È evidente che in un quartiere periferico e abbandonato al suo destino dalle istituzioni, le presenze allogene creino malcontento tra i residenti. Solo chi specula sul business dell’accoglienza, come associazioni e movimenti della sinistra romana, poteva accusarci di razzismo e raccontare la favola della pacifica convivenza. Alle favole – ha concluso Antonini – noi preferiamo la realtà e la concretezza: gli abitanti di Tiburtino III vengono prima di chiunque altro».