Ritrovato il relitto dell’incrociatore Indianapolis, trasportò l’uranio per la bomba di Hiroshima (video)

Il ritrovamento segna un punto di svolta in uno dei più tragici disastri della storia navale statunitense. Il relitto dell’incrociatore americano Uss Indianapolis, la nave che trasportò l’uranio impiegato nella costruzione della bomba atomica lanciata su Hiroshima, è stato scoperto da un team di ricercatori guidato dal co-fondatore di Microsoft, Paul Allen, adagiato sul fondo dell’Oceano Pacifico a una profondità “proibitiva”, 18.000 piedi, poco più di 5.400 metri.

E sicuramente ora la pellicola cinematografica sulla storia della Uss Indianapolis, diventata un film diretto da Mario Van Peebles, con Nicolas Cage e Tom Sizemore, in proiezione nelle sale italiane dal 19 luglio scorso, prenderà il volo.

La scoperta del rimorchio del leggendario incrociatore Uss Indianapolis, secondo il sito della Cnn, è stata fatta, appunto, dal gruppo di ricerca capeggiato dal coideatore della softwarehouse che ha ricordato con accenni eroici quello che rappresenta un momento molto controverso è discusso della Storia: “dobbiamo mostrare grande umiltà – ha detto Allen – per onorare gli uomini coraggiosi della Uss Indianapolis e le loro famiglie attraverso la scoperta del relitto di una nave che ha avuto un ruolo così
importante nella fine della seconda guerra mondiale“.

“Come americani – ha sostenuto il cofondatore della Microsoft – abbiamo tutti un debito di gratitudine nei confronti dell’equipaggio, per il coraggio, la determinazione e lo spirito di sacrificio mostrati di fronte a circostanze terribili”.

La Uss Indianapolis venne affondata il 30 luglio del 1945 da due siluri lanciati da un sottomarino giapponese, mentre si dirigeva verso l’arcipelago delle Filippine dopo avere consegnato, nella base Usa di Tinian, il 26 luglio, la carica di uranio per la bomba di Hiroshima.

La nave affondò in 12 minuti senza neppure riuscire a lanciare un segnale di richiesta di soccorso. E per i circa 900 dei 1.196 marinai dell’equipaggio, che erano riusciti a buttarsi a mare, iniziò un dramma che durò circa una settimana. La maggior parte di loro, infatti, morì per annegamento, per disidratazione o per gli attacchi degli squali. Solo 316 sopravvissero. E di questi marinai, 22 sono ancora vivi.