Polizia, gli agenti aggrediti sono più di 1000. Ma nessuno s’indigna

Nei primi sei mesi del 2017 sono stati oltre mille gli agenti di polizia aggrediti mentre erano in servizio sulle strade. A diffondere il dato è il Sap, il sindacato autonomo di polizia, che parla di «una situazione inquietante», che però «si tende a nascondere». «C’è una sorta di omertà a segnalare e soprattutto a stigmatizzare», ha commentato il segretario del Sap, Gianni Tonelli, spiegando che il sindacato ha lanciato per il 20esimo anno consecutivo la campagna “Chi difende i difensori”.

Nel 2016 gli agenti aggrediti sono stati 6mila

«L’anno scorso, con una crescita di circa l’8%, solo per la Polizia sono finiti in ospedale per fatti accaduti durante il servizio su strada ben 6mila agenti, oltre il 15 % del personale operativo», ha ricordato Tonelli, sottolineando che «se accadesse in qualsiasi altra categoria, creerebbe un moto di sdegno anche da parte delle massime istituzioni». Questo, ha osservato ancora il segretario del Sap, «mette in luce quanto sia diffusa l’idea che le forze dell’ordine siano l’anello debole della catena».

Il Sap denuncia: la polizia lasciata sola

Una situazione in cui si possono ravvisare delle responsabilità specifiche di “apparato”, per le quali di fatto «passa il messaggio che chi ha da temere sono solo gli agenti». Su questo tema Tonelli ha portato alcuni esempi puntuali, presi dalle cronache recenti. «Se si pensa che nel caso di un agente accoltellato, come è successo a Milano, i magistrati considerano l’episodio come un’aggravante della resistenza a pubblico ufficiale e non come tentato omicidio, e si danno solo 11 mesi per avere malmenato un operatore al quale è stata asportata la milza – ha spiegato il segretario del Sap – si capisce che non c’è alcun deterrente». Il sindacato di polizia, quindi, chiede l’introduzione di misure che possano garantire la certezza della pena per gli aggressori. «Abbiamo chiesto di poter collocare sulle divise o nelle auto telecamere che siano in grado di video-fonoregistrare sotto il regolamento del Garante della Privacy altrimenti – ha concluso Tonelli – questi fatti non porteranno a condanne, tanto che nel circuito della criminalità passa il messaggio che chi ha da temere sono solo gli agenti».