Polemiche per la frase di un poliziotto: “Spaccategli un braccio”. Ma ci sono stati anche gesti più umani

Di ora in ora diventano sempre più accese le polemiche sugli scontri tra profughi eritrei e etiopi e polizia a piazza Indipendenza. Fa discutere in particolare un video nel quale un funzionario durante la carica pronuncia la seguente frase: “Devono sparire, se tirano qualcosa spaccategli un braccio“. La questura di Roma fa sapere che sono in corso approfondimenti per accertare eventuali irregolarità. Vi sono stati però anche momenti di umanità come quello, ripreso da un fotografo dell’Ansa, in cui un poliziotto consola una migrante disperata. 

“Scene di ordinaria follia nel centro di Roma a due passi dalla stazione Termini – è il commento di Giorgia Meloni –  gli immigrati e i centri sociali che da quattro anni occupavano abusivamente il palazzo di via Curtatone hanno organizzato un’indegna guerriglia urbana aggredendo le forze dell’ordine con bombole di gas, sassi e bottiglie incendiarie”. “Basta con la tolleranza, basta col buonismo della sinistra, basta con la complicità delle solite Ong che difendono l’indifendibile – conclude – chi commette reati non è un rifugiato ma un banale criminale, non ha nessun diritto ad essere accolto a spese degli italiani e deve essere espulso immediatamente dall’Italia”.

Durissimo anche il commento di Fabio Rampelli: “Questi signori, cui il buonismo di Pd e M5S ha consentito per  anni l’occupazione abusiva di un immobile di pregio nel cuore della capitale, si rifiutano di andare gratuitamente ad abitare altrove, accetterebbero una sistemazione a via dei Coronari o a via Frattina ma non vogliono essere trasferiti nei quartieri dove vivono centinaia di migliaia di famiglie italiane, che oltretutto si pagano l’affitto. Chiedo al Ministro degli interni Minniti di procedere all’identificazione e al rimpatrio immediato di coloro che si sono resi protagonisti degli scontri di stamane a Piazza Indipendenza contro le forze dell’ordine, cui va la solidarietà di FdI. Questa gente non merita la nostra ospitalità… a casa!”.