Nel Pd il “dopo Renzi” è già scattato. Orlando e Minniti compagni contro

Eh sì, il ministro Andrea Orlando non è affatto uno sprovveduto. Ha afferrato al volo che il suo collega di governo e di partito Marco Minniti si stava calando fin troppo nei panni del salvatore della patria e, da Pesaro, ha pubblicamente negato di nutrirne gli stessi timori «per la tenuta democratica del Paese» che invece hanno spinto il ministro dellInterno ad un giro di vite sullimmigrazione. In verità, un po’ il furbetto Minniti lo ha fatto nel tentare di travestire un concetto di destra, e cioè che unaccoglienza senza limiti è sicura incubatrice di forti tensioni sociali, con la parola cult della sinistra – democrazia – nella speranza che levocazione subliminale del fantasma fascista riuscisse a trasformare gli idranti usati dalla polizia in occasione degli sgomberi romani in gioiosi giochi dacqua. Operazione quasi riuscita grazie al doppiopesismo dei soliti giornaloni, davvero impareggiabili nel trovare toni giusti e parole a puntino per realizzare, almeno mediaticamente, quello che Gianni Agnelli riteneva essere lunico schema adatto allItalia: governo di sinistra e soluzioni di destra. Orlando, però, se n’è accorto e, complice la guerra per bande in corso nel Pd, non ha dovuto sudare più di tanto per ricacciare laudace Minniti oltre il confine dellortodossia. Laddove il ministro dellInterno ha giustificato il proprio attivismo all’insegna del meglio che il ‘fascista’ lo faccia io prima che arrivino quelli veri” quello della Giustizia ha negato in radice ogni rischio per la tenuta delle istituzioni. Roba mica da poco per uno scontro allinterno del governo e dello stesso partito. In tempi meno spassionati degli attuali, uno dei due sarebbe stato di troppo. Oggi, invece, al Pd “senza nocchiere e in gran tempesta” servono tutti e due: uno (Orlando) per rassicurare la sinistra e l’altro (Minniti) per sedurre la destra. Entrambi già proiettati in un improbabile dopo-Renzi. Certo, poi ci vorrebbe qualcuno che pensasse a risolvere i problemi. Ma, si sa, questa è tutta un’altra storia…