“Maduro sta sequestrando il Paese”. Ma il Venezuela non si arrende (video)


E’ in corso il “sequestro” di tutte le istituzioni del Paese da parte di un unico mandante, il partito del presidente. La denuncia arriva da Julio Borges, presidente del parlamento venezuelano, controllato dall’opposizione, dopo la rimozione del procuratore generale Luisa Ortega Díaz da parte dell’Assemblea costituente. “Noi respingiamo e disconosciamo la destituzione del procuratore generale. Si tratta di un atto non valido, illegale e incostituzionale”. Il leader dell’opposizione, parlando alla stampa, ha sottolineato come l’unica istituzione che potrebbe rimuovere il procuratore e sostituirlo è l’Assemblea nazionale (il parlamento), controllato dall’opposizione il cui destino è ignoto dopo l’insediamento dell’Assemblea costituente imposta dal dittatore Nicolas Maduro. Borges però ha poi assicurato che “questo Paese non si sta arrendendo e non ci sconfiggeranno usando la forza”. La nuova assemblea costituente venezuelana ha infatti rimosso la procuratrice generale Luisa Ortega, dal suo incarico. Ortega aveva precedentemente denunciato il fatto che la sede dell’organismo che dirige era sotto assedio. La procuratrice, dopo la denuncia di manipolazione dei risultati elettorali da parte della società informatica Smartmatic, aveva aperto un’inchiesta e, successivamente, domandato – invano – a un tribunale di Caracas di annullare l’insediamento dell’Assemblea. I ministri degli Esteri del Mercosur hanno sospeso in forma permanente e all’unanimità il Venezuela, accusato di aver rotto “l’ordine democratico” davanti alla grave crisi politica che attraversa il paese. Finora il Paese era stato sospeso a titolo temporaneo. I rappresentanti dei quattro paesi fondatori del Mercosur – Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay – hanno concordato la misura contro il Venezuela basandosi sul Protocolo de Ushuaia Sobre Compromiso Democrático, che impegna gli stati firmatari (i 4 più Bolivia e Cile) alla promozione della democrazia e contiene una Clausola Democratica che consente l’esclusione di fatto del Paese che venga meno a questi impegni, attraverso l’adozione di sanzioni commerciali o chiudendo le frontiere. I ministri hanno giustificato la loro decisione, annunciata al termine della riunione avuta a San Paolo, dopo aver constatato che il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha violato le norme sul rispetto della democrazia nel corso di tutto il processo di elezione dell’Assemblea costituente e in conseguenza della situazione che stanno vivendo attualmente gli oppositori al regime arrestati dal governo. La misura adottata oggi rafforza la sospensione temporanea di cui era stato già oggetto il Venezuela a dicembre. Una riunione sul Venezuela era stata celebrata dal Mercosur già in aprile in Argentina. Il governo di Maduro ha inoltre successivamente respinto ogni richiesta di prendere parte alle consultazioni proveniente dall’organismo.