Immigrati, Maroni contro Minniti: così snatura i valori simbolici antimafia

«Sono contrario a questa proposta» lanciata dal Viminale di utilizzare i beni confiscati alle mafie per dare ospitalità agli immigrati sgomberati dagli edifici occupati. «I beni sequestrati e confiscati bisogna darli alle associazioni che combattono la mafia, altrimenti si perde il valore simbolico». Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, si schiera contro la decisione del ministro dell’Interno, Minniti, di ospitare gli immigrati che occupano gli edifici, negli immobili sequestrati a Cosa Nostra.

«Sono contrario all’idea di assegnare i beni confiscati alle mafie per gli alloggi dei migranti», insiste Maroni che ricorda quando da ministro dell’Interno, nel 2010, istituì «l’Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati. Si chiama così perchè dopo il sequestro, prima che intervenga la confisca, possono passare degli anni in cui il bene non viene utilizzato. Allora ho voluto mettere mano alla legge per fare in modo che i beni fossero subito disponibili così da dare un significato simbolico molto forte, soprattutto al Sud».

«A Corleone – ricorda ancora Maroni – avevo dato a una cooperativa di giovani del giro di Don Luigi Ciotti un casale-fattoria che apparteneva a Totò Riina. Era così simbolica che dovemmo mettere dei cecchini sulle alture che circondavano la fattoria. Ecco, questo è il valore dirompente, occorre che i beni confiscati vadano a chi si batte contro le mafie».

«Questa destinazione è conforme alla legge che dice che i beni possono essere destinati ai Comuni, che hanno una sorta di prelazione, per fini istituzionali o sociali», replica il direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Ennio Mario Sodano: «in parte questo già si fa – continua Sodano – A Palermo ne abbiamo destinati circa 400 al disagio sociale e abitativo, facendo un protocollo con il Comune. Altri centinaia sono stati destinati a tal fine tra Puglia e Calabria» solo per fare degli esempi relativi all’ultimo anno.

Ma nel merito della scelta di usarli a questo fine il Direttore dell’Agenzia non entra: «Sono scelte che appartengono alla politica», sottolinea il prefetto che riguardo alla richiesta dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani di avere però dei fondi per poter fare lavori e ristrutturazioni necessarie all’utilizzo degli immobili continua: «E’ evidente che c’è un problema di questo tipo». Gli immobili confiscati «in molti casi vengono da storie giudiziarie e complicate – continua il Direttore – Alcuni hanno problemi di legittimità, sono abusivi, altri problemi strutturali. Alcuni sono pronti all’uso e da destinare con pochi interventi, altri invece necessitano di adeguamenti». Ma su eventuali incontri sul tema con il ministro dell’Interno Marco MinnitiSodano non si sbilancia: «Non so, per ora si tratta di ipotesi. Vedremo, ma noi abbiamo un dialogo continuo, un dialogo serrato con le prefetture che ora hanno accesso ai nostri dati».