Gli Usa si muovono. Ecco perché il rischio di una guerra nucleare è più vicino

Le grandi manovre inizieranno a fine agosto. Gli Stati Uniti e la Corea del Sud avvieranno alla fine del mese le annuali esercitazioni militari congiunte, via mare, terra e aria, nonostante le crescenti tensioni nella penisola coreana, con le ripetute minacce di Pyongyang di lanciare missili a raggio intermedio nel Pacifico, in prossimità delle costa statunitensi dell’isola di Guam. Le esercitazioni, note come Ulchi-Freedom Guardian, programmate da tempo, si terranno dal 21 al 31 agosto, e coinvolgeranno decine di migliaia di truppe. C’è, purtroppo, aria di guerra nucleare, anche se nessuno vuole credere che davvero uno dei due, Trump o Kim Jong-un, possa davvero prendersi questa responsabilità.

Il primo continua a minacciare “fuoco e furia”. Il secondo replica a tono, promettendo di distruggere gli Stati Uniti, e di attaccare, entro metà agosto, la base navale di Guam. Il pericolo coreano è tangibile. L’allarme è stato lanciato qualche giorno fa dal Washington Post, che ha citato un rapporto della DIA, l’agenzia di intelligence del Pentagono, completato il mese scorso. Pyongyang sarebbe riuscita a miniaturizzare una testata nucleare che può essere caricata su uno dei suoi missili intercontinentali. Ipotesi che se fosse reale si tradurrebbe in un potenziamento dei poteri di Kim Jong-un. La Corea del Nord, già dotata di un arsenale atomico diventerebbe a tutti gli effetti una potenza nucleare.

L’Onu e il potere limitato delle sanzioni

Cosa si può fare? L’Onu ha un ruolo efficace? Qualche giorno fa il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato dure sanzioni contro la Corea del Nord, che limitano ulteriormente gli scambi commerciali e la possibilità di investimenti per il Paese. Una misura mal digerita da Kim Jong-un, che ha promesso vendetta contro gli Stati Uniti, annunciando che pagheranno “a caro prezzo il loro violento crimine contro il nostro Paese e il nostro popolo”. Le sanzioni colpiscono le esportazioni nei settori del ferro, del carbone e della pesca e dovrebbero privare la Nordcorea di risorse annuali stimabili in un miliardo di dollari.

Tra i due litiganti, la Cina gode…

Più volte Trump ha cercato di far pressione sulla Cina affinché intervenisse mettendo un freno al commercio con la Corea del Nord. “La Cina – ha detto il presidente statunitense – potrebbe risolvere il problema”. Pechino rifornisce di greggio Pyongyang, tenendo di fatto in vita le raffinerie nordcoreane. Il Paese infatti non produce né carbone né petrolio e lo importa dall’estero. Se la Cina chiudesse l’oleodotto, troncando i rifornimenti di greggio, l’economia di Pyongyang crollerebbe. Un’ipotesi che appare piuttosto remota, visto che in Nord Corea la Cina ha in ballo diversi interessi. Secondo l’analisi di Jennifer Lind della ‘Cnn’, quello che preoccupa maggiormente la Cina sono gli equilibri precari della penisola coreana. I cinesi temono che una massiccia pressione economica possa far collassare il regime di Kim Jong-un, scatenando il caos nel Paese, e avviando una serie di problemi a lungo termine. Se Pyongyang collassasse, migliaia di rifugiati si riverserebbero verso i confini cinesi, provocando un esodo di proporzioni enormi.

Il Pentagono valuta i rischi

Per Washington una guerra con la Corea del Nord sarebbe “catastrofica”, come ha ammesso il segretario alla Difesa americano, Jim Mattis, parlando alla stampa in occasione di un evento a Mountain View, in California. Mattis ha ribadito che il Pentagono si sta concentrando sulla diplomazia, ottenendo risultati in questa direzione. “La tragedia della guerra – ha sottolineato – è abbastanza nota e non c’è bisogno di altri eventi, oltre al fatto che ciò sarebbe catastrofico”. Ma intanto le truppe si muovono. Se Kim Jong-un venisse attaccato, il rischio di coinvolgere anche la Corea del Sud nel conflitto appare concreta. Gli Stati Uniti sono alleati di Seul e in caso di attacco, il loro intervento sarebbe immediato.