Giulio Regeni: ecco le domande senza risposta sul perchè della sua morte

Perchè Giulio Regeni è morto? Chi lo ha ucciso? Perchè in quel modo così crudele? Emerge nel giorno di ferragosto la nuova polemica. Arriva dagli Usa, dalle colonne del New York Times Magazine. Arriva la notizia che Obama l’avrebbe detto a Renzi del coinvolgimento di apparati dell’intelligence egiziana. Ma è sempre tutto assai fumoso. E così le ipotesi, vecchie e nuove, si intrecciano col dramma dei familiari del giovane ricercatore barbaramente assassinato al Cairo e con la polemica politica immancabile.  Fin dal ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni le cose non sono mai apparse chiare. Che interesse avrebbe avuto la polizia di al-Sisi a far fuori un ragazzo italiano che stava svolgendo un lavoro di ricerca? Difficile credere che un ricercatore universitario possa rappresentare un problema per il generale che sta facendo piazza pulita dei Fratelli Musulmani. E, se, per qualche nascosto e assurdo motivo, ne avesse comunque deciso l’eliminazione, perchè mai far ritrovare il suo povero corpo martoriato? In Egitto spariscono notoriamente decine di persone l’anno e non se ne trova più traccia. Si voleva obbligare l’Italia ad una reazione? Chi avrebbe avuto interesse a far peggiorare i rapporti tra i due Paesi? C’entra forse qualcosa la scoperta dell’Eni del più grande giacimento di gas offshore, denominato Zohr, davanti alle coste egiziane? Fateci caso: sono tutte domande rimaste senza risposta. Così come senza risposta è anche il perchè della ricerca affidata a Giulio Regeni dall’Università di Cambridge. C’è da ricordare che dalla versione fornita dalla tutor di Regeni, la prof. Maha Abdul Rahaman, emergono forti contraddizioni con la verità raccontata da Giulio, via email, alla madre Paola. «È stato il ragazzo a volersi occupare dei sindacati oppositori al regime» ha spiegato più volte Maha Abdul Rahaman. Che però si è rifiutata di essere interrogata dagli inquirenti italiani. Un atteggiamento reticente che accresce i sospetti su questa professoressa, accostata anche nel suo Paese, all’intelligence. Nella corrispondenza con la madre, Giulio Regeni dice l’esatto contrario: «Non volevo occuparmi di questo settore, ho cercato di fare resistenza…ma la prof ha insistito e ho dovuto accettare». Insomma, perché queste pressioni? Il giovane ricercatore è stato usato, forse inconsapevolmente, per fornire informazioni da passare all’MI6, l’intelligence britannica? Domande su domande. Tutte senza risposta.