Ferie lunghe alla Camera, la Boldrini si difende: «Quaranta giorni non sono troppi»

«Chiudere i lavori della Camera dei deputati per circa 40 giorni mi sembra francamente eccessivo. Le questioni all’ordine del giorno che dovranno affrontare al rientro le commissioni e l’Assemblea sono tante, uno stop dal 4 agosto al 12 settembre mette a serio rischio la trattazione di alcuni provvedimenti”. La protesta era arrivata, ieri, da uno dei membri della Camera presieduta da Laura Boldrini, il deputato di Fi, Amedeo Laboccetta, che in una lettera indirizzata alla presidente di Montecitorio e pubblicata dal Secolo d’Italia. la aveva invitata a regolare i lavori evitando una chiusura così prolungata. 

La reazione, come al solito, non s’è fatta attendere, anche se la Boldrini, attraverso il suo ufficio stampa, ha cercato di spostare la sua attenzione sui deputati, come se lei non fosse coinvolta da quella questione che ha molto a che fare con l’antipolitica. «Non è vero che i deputati italiani sono dei privilegiati e che il periodo di chiusura dei lavori della Camera è più lungo, rispetto a altre assemblee parlamentari», precisato l’ufficio stampa di Montecitorio, allegando una tabella comparativa della sospensione dei lavori in altri Paesi Ue. In Francia l’Assemblea nazionale si è fermata 9 agosto e riaprirà il 19 o 26 settembre. Il Bundestag, in Germania, ha concluso l’attività il primo luglio per riprenderla il 4 settembre. Nel Regno Unito l’House of Commons ha interrotto i lavori 20 luglio per ricominciare il 5 settembre, salvo poi sospenderli nuovamente dal 14 settembre al 9 ottobre. In Spagna il Congresso dei deputati si ferma per quasi due mesi e mezzo, dal 30 giugno al 12 settembre. 

Quaranta giorni, dunque, secondo la Boldrini, non sono un periodo di ferie eccessive se confrontato con quelle di altri paesi. Ma non sarebbe stato meglio confrontarle con quelle degli operai della Fiat, per esempio?