Ecco l’elenco delle moschee più “pericolose” che ci sono in Italia

Ecco le moschee d’Italia che tengono in allarme, i Servizi segreti e i reparti investigativi di punta di polizia e carabinieri. Come si legge sul Giornale, dopo l’eccidio di Barcellona, aumenta la vigilanza nei luoghi di culto da Nord a Sud. Le caratteristiche sono comuni: le moschee si autofinanziano con le «collette» dei fedeli. Più ne arrivano, maggiori fondi sono disponibili. E se i fedeli «originali» scarseggiano, c’è l’arruolamento dei miscredenti. Molte moschee sono nascoste tra i negozi,  in un garage o in un sotterraneo. Nei sottoscala. E nei condomini, spesso “protette” da nomi che richiamano centri studi o associazioni di beneficenza.

 Moschee a Roma

Nella Capitale ce ne sono 46, un record. Molti, si legge ancora nell’inchiesta pubblicata dal Giornale, sono centri culturali in cui sono presenti sale di preghiera. Sei sono sotto sequestro da parte di procura e Asl per inosservanza delle norme di sicurezza e igienico-sanitarie. L’orientamento confessionale è variegato: una è Sufi, un’altra sciita e la maggior parte è frequentata da cittadini bengalesi. La moschea più grande arriva a contare fino a 200 fedeli, ma la media è di circa una sessantina. Per 8 euro, è possibile pure dormirci. Di solito, gli imam sono collaborativi ma la proposta del ministero dell’Interno di istituire un albo dei «predicatori» è stata osteggiata dalle associazioni islamiche perché, a loro dire, subordinerebbe la loro religione al controllo dei cristiani. Spostandoci in provincia, se ne contano altre quindici. Il che fa 61 moschee nella città metropolitana.

Napoli

Sono dodici le moschee su cui si sono concentrate le attenzioni dei Servizi segreti, del Ros dei carabinieri e della Digos. Cinque in un solo quartiere, a Napoli, e sette in provincia, soprattutto nell’area vesuviana. Luoghi di preghiera dove lo strumento religioso s’intreccia, spesso, con la politica e la propaganda. La moschea più importante del capoluogo, quella di Piazza Mercato, è da qualche anno sottoposta a stretta sorveglianza; e gli stessi “religiosi”, si legge ancora sul Giornale,  che vi operano hanno frequenti e solidi legami con le forze dell’ordine. Le altre quattro Via Cosenza, Corso Arnaldo Lucci, Porta Nolana e Piazza Larga al Mercato solo recentemente sono state sottoposte a un più attento “screening”; in particolare dopo che un gruppo di giovani tunisini, due anni fa, contestò violentemente un imam che aveva espresso solidarietà alle vittime di Charlie Hebdo a Parigi. È altrove però a sentire gli esperti dell’Antiterrorismo che i rischi di radicalizzazione sono maggiori. Tra Terzigno, Poggiomarino e Somma Vesuviana sono sorte alcune moschee “camuffate”.

Siena

La moschea di Colle val d’Elsa, su cui puntò i cannoni Oriana Fallaci, è tenuta da tempo sotto controllo per il rischio di radicalizzazione. Poco lontano, a Firenze, è in programma la costruzione di addirittura due moschee mentre a Pisa, dove sono stati registrati diversi passaggi di foreign fighters morti in Siria, è sorto un comitato che si oppone alla realizzazione dell’edificio.

Milano

La Molenbeek lombarda, si legge ancora sul Giornale,  si trova nella la zona di piazza Selinunte, un’area che incrocia il quadrilatero formato da via Paravia, via Tracia, via Morgantini e via Civitali. Si tratta di un “ghetto” dove il rischio di radicalizzazione è elevatissimo. Altre periferie a rischio sono quelle del Lorenteggio, dello Stadera, del Gallaratese e del Corvetto. Milano è storicamente luogo di transito di imam incendiari, e non solo. È area di domicilio per centinaia di famiglie musulmane occupanti abusive di decine e decine di condomini nel Quadrilatero. Su 2500 abitazioni si stima 800 sono nelle disponibilità di non titolari.