È il bisogno di clic, bellezza! Perciò i nubifragi diventano “bombe d’acqua”

È il bisogno di clic, bellezza! E, perciò, non più nubifragi, ma “bombe d’acqua“. Le tradizionali ondate di calore vengono testé rinominate. E assurgono a nuova vita. L’Anticiclone delle Azzorre, entrato nelle nostre case grazie al mitico colonnello Bernacca, dopo decenni di onorato sevizio aveva incominciato a stufare. Il suo arrivo era il timbro all’estate, ma ormai -diciamolo- non fregava più niente a nessuno. Bisognava innovare, rendere appetibile la notizia che notizia, in realtà, non era. Magari con un ammiccamento alla cultura che non fa mai male. È così che abbiamo avuto il piacere di sperimentare e temere in questi ultimi anni ondate di calore tramutate in vampate dai nomi evocativi e, sempre, terrorizzanti: Minosse e Caronte, Scipione e Hannibal. Fino a questa torrida estate nella quale ci stanno facendo sciroppare addirittura Lucifero. Che, essendo notoriamente il peggiore, sarà dura da sostituire con qualcuno di più tremendo. Ma si,  “bombe d’acqua” o Lucifero che sia, l’importante è stupire e incuriosire. È il bisogno di clic, bellezza! È la dittatura delle visualizzazioni. Tutto deve allarmare, impaurire, spaventare. Ma soprattutto sollecitare la curiosità umana. Che è assai simile a quella delle scimmie, se non fosse per quel 3 per cento di Dna diverso che abbiamo da loro. E così che si spiega e si favorisce l’irrefrenabile desiderio di sapere e osservare della specie. I tenutari del web lo sanno. E agiscono di conseguenza. Un temporale seppur violento, improvviso, fulmineo non rende più l’idea, non ha appeal. Non interessa a nessuno. Che cosa volete che importi di un nubifragio? Neppure la guardi la notizia. Non suscita più alcuna palpitazione il tradizionale evento climatico. Non c’è più pathos neppure nella vecchia, cara tromba d’aria. Evocarla suona persino ridicolo: molto meglio ciclone o uragano, no? Bisognava trovare altro e altro è stato trovato. Osare l’inosabile. Ed ecco il perchè delle “bombe d’acqua“. Bombe uguale terrore. Trasportate dalla fantasia del titolista e sganciate sulle nostre giornate dalle fortezze volanti del web. Così ci incollano alla tastiera del computer o alla tv. Con tutto quel corollario di stupore e di meraviglia che un tempo, quando eravamo ragazzi, riservavamo ai temporali, ai nubifragi, agli acquazzoni veri e improvvisi di quelle caldissime estati della nostra vita. Inutili rimpianti. È il bisogno di clic, bellezza!