Dopo il caso di Ceuta, la Spagna in allarme: i migranti cambiano rotta?

Dopo l’assalto di qualche giorno fa di mille migranti subsahariani a Ceuta anche per la Spagna suona il campanello d’allarme dell’immigrazione incontrollata.

Il timore, rivela El Pais, è che i flussi possano cambiare rotta e, anziché riversare sbandati e profughi sulle coste italiane, la pressione si indirizzi proprio sulla Spagna, dove il numero di ingressi dal Nord Africa tra breve supererà quello della Grecia. Ecco allora che anche in terra iberica risuona il mantra che conosciamo bene:  del problema immigrazione deve farsi carico tutta l’Ue. Ma finora non è stato così. Sono prevalsi veti ed egoismi nazionali, così il sistema delle quote concordate di migranti da distribuire in ciascun paese membro non è mai decollato. 

Madrid assiste dunque allarmata all’assedio di Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, dove anche l’11 agosto scorso si sono ripetute le scene già viste, con i migranti armati di bastoni che tentano di superare le reti che li separano dall’Europa. Ciò che sta avvenendo non è che la conseguenza delle politiche che hanno portato alla chiusura della rotta balcanica e a un inasprimento dei controlli della guardia costiera libica. I numeri non sono allarmanti (8385 arrivi nei primi 7 mesi del 2017) ma la preoccupazione cresce di giorno in giorno. 

Il Viminale ha intanto fornito i dati sui migranti arrivati in Italia nel 2017: provengono soprattutto da Nigeria ( 16.559), Bangladesh (8728), Guinea (8683), Costa d’Avorio (8053), Mali 85615) e Eritrea (5592)