Contrada, il caso delle perquisizioni senza mandato finisce in Parlamento

Giunge in Parlamento il caso della doppia perquisizione a carico di Bruno Contrada disposta alla fine di luglio dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta su un presunto patto tra mafia e ‘ndrangheta tra il ’93 e il ’94, ma mai effettuata per l’opposizione dell’avvocato Stefano Giordano, legale dell’ex numero due del Sisde, che eccepì la mancanza della delega e del decreto di perquisizione. La vicenda ha destato scalpore perché di poco successiva alla decisione della Cassazione di revocare a Contrada la condanna per concorso in associazione mafiosa. In questo caso, l’attenzione degli inquirenti verso l’ex-investigatore si spiega con i presunti legami di quest’ultimo con Giovanni Aiello, noto come “faccia da mostro”, un ex agente di polizia ritenuto vicino ai Servizi.

Interrogazione di Laboccetta (FI)

A sollevare il caso a Montecitorio è stato il deputato Amedeo Laboccetta, di Forza Italia, attraverso un’interrogazione discussa proprio in queste ore nella commissione Affari costituzionali della Camera. A rappresentare il governo, il viceministro Bubbico, la cui risposta – ha lamentato il parlamentare – è stata «assolutamente inadeguata e imprecisa». In particolare, Laboccetta ha puntato l’indice contro quella che ha definito una «presa di posizione burocratica» con all’interno «errori oggettivi». Tra questi il deputato cita il passaggio contenuto riferito alla perquisizione del 29 luglio, in cui si assicura che in ordine alla stessa era stata «verificata la disponibilità del signor Contrada». Circostanza, quest’ultima, – ha replicato Laboccetta – «assolutamente falsa»)”.

Contrada è stato riabilitato dalla Cassazione

Da qui la sua richiesta al ministro dell’Interno Minniti e al capo della Polizia, di «chiedere scusa» a Contrada a Roma e disporne il «reintegro nella polizia di Stato, con la relativa restituzione della dignità ad un servitore dello Stato». Una seconda richiesta è rivolta invece al Guardasigilli Orlando affinché «stigmatizzi il comportamento della procura di Reggio Calabria per le modalità con le quali sono state eseguite le perquisizioni ai danni di Bruno Contrada».