Berlusconi zittisce Napolitano e attacca Macron: «Crede di essere Re Sole?»

«Non mi piacciono le ricostruzioni interessate e autoassolutorie: per fortuna il tempo è galantuomo». Così il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi risponde, in un’intervista alla Stampa, allo scenario sull’intervento in Libia nel 2011 descritto dal presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. «Quello che è importante – afferma Berlusconi – è che anche il presidente Napolitano ricorda e riconosce come io fossi contrario all’intervento militare in Libia e che io lo abbia manifestato fino alle dimissioni del governo, tanto da aggiungere: “che Berlusconi abbia evitato quel gesto per non innescare una crisi istituzionale al vertice del nostro Paese fu certamente un atto di responsabilità da riconoscergli ancora oggi”. Questo mi basta».

Il Cavaliere sembra avere le idee chiare anche sulle future alleanze politiche e chiude le porte a un accordo politico con Angelino Alfano e la sua Ap ma conferma la possibilità di accordi sul piano regionale e locale. «Le elezioni siciliane di novembre sono molto importanti, anche se non saranno decisive per il futuro del Paese come tanti vorrebbero far credere – premette Berlusconi – L’eventuale accordo con Ap si baserà su considerazioni locali: già in altre importanti regioni, la Lombardia e la Liguria, governiamo bene insieme, senza che questo preluda ad alleanze nazionali».

Infine l’attacco alle prepotenze dei francesi: «I governi francesi non esitano a usare la forza politica, diplomatica e anche militare dello Stato per difendere gli interessi delle aziende francesi e ostacolare quelle straniere. Però, dall’epoca del Re Sole il modo di intendere i rapporti in Europa dovrebbe essere cambiato: i presidenti francesi non se ne sono accorti?», è la domanda retorica che il leader di Forza Italiapone al presidente francese Macron sul caso Fincantieri-Stx. «Il cantiere di Saint-Nazaire non è un’impresa pubblica che viene privatizzata – ricorda Berlusconi – bensì un’impresa che i francesi avevano già venduto a un gruppo coreano che deteneva il 66% ed è poi fallito e che Fincantieri con un’operazione dalla logica industriale impeccabile ha rilevato. Bloccarla non mi sembra un atteggiamento né liberale né europeista».