Aylan e il bimbo ucciso dall’Isis. Gasparri contro la doppia morale dei media

L’immagine del piccolo Aylan morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, vittima di uno dei tanti naufragi di migranti, accanto a quella del corpo esanime di un bambino investito dall’attentatore di Barcellona, probabilmente un bimbo australiano. L’accostamento fatto dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri su Twitter. Ma che parte dagli Usa dove, sullo stesso social, un esponente vicino a Donald Trump, Jack Posobiec, nota polemicamente che la «la Cnn per settimane ha mostrato la foto» di Aylan ma «ha totalmente insabbiato questa foto di Barcellona».

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Gasparri: “La foto deve farci riflettere come quella di Aylan” 

Il riferimento è proprio all’immagine del bambino sulla Rambla della capitale catalana, anche se, com’è noto, le stesse autorità spagnole hanno chiesto che non venissero pubblicate immagini delle vittime. E il vicepresidente del Senato commenta: «Vero, alcuni vogliono mostrare alcune tragedie per specularci sopra, e occultarne altre per negare la verità». Gasparri argomenta ulteriormente la scelta: «Basta con l’ipocrisia iconografica. La foto di Aylan ha provocato una profonda riflessione politica sulle tragedie dei migranti e non si capisce perché un piccolo ucciso dai terroristi, invece, debba restare sconosciuto e non debba, come l’altro, farci riflettere». Ma è una dinamica già vista. Anche per l’attentato a Stoccolma da parte di un terrorista islamico, la morte di un’undicenne sordomuta fu censurata dai media svedesi e da gran parte dei media occidentali. Quando muore un minore vittima dell’Isis, la consegna è quella della censura, per non incendiare ulteriormente gli animi. Ma al tempo della Rete ogni velleità censoria diventa un clamoroso autogoal. Per i giornali che la attuano e per i governi che la caldeggiano.