Yara, l’accusa a Bossetti: «Quel povero fagottino, preda perfetta di un sadico»

Un processo d’appello, quello in corso a Brescia per l’omicidio della piccola Yara, che come poche altre volte sta opponendo con impeto due verità processuali a confronto. Anche per questo, tra accusa e difesa dell’unico imputato per quell’atroce delitto, Massimo Bossetti, il duello in aula è più aspro che mai. Da un lato, allora, ancora oggi, gli avvocati dell’operaio di Mapello tornano a invocare un nuovo esame del Dna – la prova regina del dibattimento – e  l’assoluzione del loro assistito. Sull’altro fronte, quello accusatorio, l’avvocato Pezzotta ha chiesto ai giudici di confermare la sentenza all’ergastolo inflitta a Bossetti. E in mezzo una verità da ribadire con forza o da smantellare del tutto.

L’avvocato contro l’imputato Bossetti: «un sadico» 

Intanto, l’avvocato Andrea Pezzotta, parte civile nel processo contro Massimo Bossetti, raffigura la sera del delitto evocando immagini forti, strazianti. «Quel povero fagottino nero sotto la pioggia non poteva rappresentare la preda perfetta per chi ha una passione insana?», si chiede il legale ricordando quella drammatica sera del 26 novembre 2010 quando di Yara Gambirasio si perdono le tracce. Un delitto per il quale è stato condannato all’ergastolo Bossetti, descritto come una persona «sadica», capace di usare contro la 13enne una «violenza gratuita che va oltre l’intenzione di ucciderla», che punta anche sul desiderio «di far soffrire la vittima». Non un è delitto d’odio, sostiene Pezzotta – «manco si conoscevano Yara e Bossetti, che motivo aveva di odiare la bambina più solare del mondo ?»si chiede l’avvocato – ma un omicidio commesso da chi ha una «natura sadica e il movente non può essere che quello sessuale», come individuano i giudici di primo grado nelle loro motivazioni. E ancora: nel suo intervento davanti alla corte d’assise d’appello di Brescia, il legale ricorda che Yara «poteva suscitare solo sentimenti di tenerezza e protezione, ma questo in una persona normale. A nessuno in quest’aula, tranne a uno, poteva suscitare altro», rincara la dose Pezzotta ricordando le ricerche “hot” sulle minorenni trovate sul pc portatile dell’imputato. E allora, è in niome di tutto questo che l’avvocato Pezzotta ha chiesto ai giudici di confermare la sentenza all’ergastolo inflitta a Bossetti. 

La difesa di Bossetti torna a chiedere una nuova perizia sul Dna

Di contro, ovviamente, gli avvocati dell’imputato invocano l’assoluzione del loro assistito e una nuova perizia sul Dna, la prova regina contro Massimo Bossetti. Dunque, è su quella traccia genetica che la difesa dell’uomo condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio torna a chiedere una perizia per far luce su una «anomalia» che continua a dividere. La traccia mista trovata sugli slip e sui leggings della 13enne scomparsa da Brembate il 26 novembre 2010 appartiene alla vittima e a “Ignoto 1”, poi identificato nell’imputato. Ma in quella traccia il Dna mitocondriale (che indica la linea materna, ndr) non corrisponde a Bossetti. Un argomento a cui l’accusa continua a replicare anche di fronte ai giudici della corte d’assise d’appello di Brescia dicendo: «Un’anomalia che non inficia il resto: solo il Dna nucleare ha valore forense». 

Il presidente della Corte: no ai video in aula

I video “ricostruiti” dalla difesa di Massimo Bossetti non saranno proiettati in aula. Il presidente della corte d’assise d’appello di Brescia, Enrico Fischetti, non usa mezzi termini per spiegare alle parti che la cornice del secondo grado e delimitata «dagli atti e dai documenti», già in possesso dei giudici e che qualsiasi slide o foto che la difesa vuole mostrare in riferimento all’omicidio di Yara Gambirasio «deve già far parte del processo, nuovi documenti o semplici deduzioni non sono ammesse, ciò che è nuovo va acquisito. Le slide vanno quindi “depurate” da cose fuori dal processo che ha già atti corposi»: circa 25 faldoni.  In particolare, il presidente che ha ricordato la sua esperienza in caso di omicidi, evidenzia la singolarità da parte della difesa Bossetti – in un processo appello – di richiesta di mostrare in aula dei video e su questo non ammette repliche: «Nessun video “ricostruito” verrà proiettato. Noi non ci lasciamo suggestionare, ma il video non ci serve: avete già depositato 258 pagine di motivi di appello e altre 110 di motivi aggiuntivi, c’è scritto tutto anche in modo esteso».