Venezuela, elezioni nel sangue: uccisi candidato e leader dell’opposizione

Elezioni rosso sangue in Venezuela. Un candidato all’Assemblea nazionale costituente è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Ciudad Bolivar, capitale dello Stato meridionale di Bolivar. Si tratta dell’avvocato Jose Felix Pineda Marcano, di 39 anni. L’uomo si trovavaa casa sua insieme a familiari e amici «quando due persone con armi da fuoco hanno fatto irruzione nell’abitazione». Le elezioni  in Venezuela per eleggere i 545 membri dell’Assemblea costituente  cadono in un momento di tensione altissima in tutto il Paese. Il voto è stato indetto dal presidente Nicolas Maduro, nonostante l’opposizione di gran parte della società civile. L’opposizione boicotta il voto e ha invitato a protestare, ma Maduro sta usando il pugno di ferro e  ha vietato le manifestazioni. L’Assemblea costituente avrà poteri illimitati di riforma dello Stato e di modifica dell’ordinamento giuridico. Le elezioni giungono in mezzo a un’ondata di proteste contro il governo cominciata lo scorso 1° aprile, il cui bilancio è arrivato a oltre 110 morti, centinaia di feriti e circa 5mila fermati. 

Clima di intimidazione

Pineda è il secondo candidato assassinato in Venezuela: prima di lui, il 10 luglio scorso, era stato ucciso José Luis Rivas, mentre faceva campagna elettorale nella città di Macaray. Le notizie si accavallano sempre più tragiche. Secondo quanto riferito dalle autorità giudiziarie, anche Ricardo Campos, 30 anni, leader dell’opposizione, è rimasto ucciso durante una manifestazione a Cumana, nel nordest del Paese. Secondo il deputato dell’opposizione Henry Ramos Allup, ex presidente del Parlamento, Campos è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco.  Sono almeno tre, dunque, i venezuelani morti durante la notte mentre partecipavano alle proteste contro l’Assemblea Costituente volute dal governo di Nicolas Maduro. Le altre due vittime sono  Eduardo Olave e Angelo Yordano Mendez, uccisi da spari di arma da fuoco davanti a una scuola elementare dove è installato un seggio per le elezioni. Il numero di morti dall’inizio della protesta antigovernativa nel Paese è salito a 115.

Scontri con la polizia a El Paraiso  

Dall’alba le unità della polizia e della Guardia Nazionale venezuelane stanno reprimendo con lacrimogeni e proiettili di gomma le manifestazioni contro l’Assemblea Costituente nella zona di El Paraiso, nell’ovest di Caracas. Foto e video diffuse dai vicini della zona sui social network mostrano agenti in tenuta antisommossa che pattugliano le strade, mentre veicoli blindati hanno sfondato le recinzioni metalliche di complessi residenziali, sparando lacrimogeni anche verso i palazzi. Una giornalista di un canale televisivo locale ha pubblicato un breve video nel quale si vede un agente della Guardia Nazionale che ordina a un gruppo di cronisti di allontanarsi da El Paraiso «oppure ti spacchiamo tutto il tuo materiale», leggiamo sul reportage della Stampa.

Una volgare dittatura civico-militare“. Così il direttore per le Americhe di Human Rights Watch, Jose Miguel Vivanco, ha definito il Venezuela. “Quella che c’è oggi in Venezuela è una volgare dittatura civico-militare, che, come tale, concentra tutto il potere e ne abusa”, ha denunciato Vivanco in dichiarazioni al quotidiano cileno “El Mercurio”, sottolineando come il governo “controlli al millimetro il potere giudiziario, che ha zero indipendenza, censuri i media e l’opposizione”. In Venezuela, ha ricordato ancora, ci sono “oltre 450 prigionieri politici, che sono in prigione per le loro idee”.

Intanto si moltiplicano  le testimonianze sulle minacce e i ricatti a cui sono sottoposti gli elettori – a partire dagli impiegati pubblici – perché partecipino al voto. Sui social circolano per esempio le istruzioni date da uno dei vicepresidenti dell’azienda petrolifera statale Pdvsa, nelle quali si avverte che qualsiasi dirigente che non partecipi alle elezioni e non si assicuri che anche i suoi dipendenti lo facciano sarà licenziato la settimana prossima. Un clima da guerra civile.