Venezuela, è sciopero generale: oggi si rischia il bagno di sangue

La situazione in Venezuela potrebbe precipitare “in un bagno di sangue”. A lanciare l’allarme, a poche ore dallo sciopero generale di 24 ore proclamato per oggi in tutto il Paese, è l’uruguayano Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa). “La violenza s’intensifica e vi è una recrudescenza delle azioni dell’apparato di sicurezza. Il timore che alberga nei nostri cuori, che non osiamo dire a voce alta, è che in questa situazione si arrivi ad un bagno di sangue”, ha indicato Almagro nel suo terzo rapporto sul Venezuela, pubblicato nella notte. Il testo di 60 pagine denuncia “la violenza istituzionale sistematica” e la “guerra sporca contro il popolo” ad opera del regime di Nicolas Maduro. L’opposizione venezuelana ha convocato per oggi uno sciopero generale di 24 ore in tutto il Paese per chiedere al dittatore Maduro di ritirare il progetto di convocazione di un’Assemblea Costituente. A riprova di quanto sia diffusa la protesta contro il governo, anche il sindacato dell’Unione Nazionale dei Lavoratori (Unt), storicamente vicino agli chavisti, ha annunciato la sua adesione. Lo sciopero scatterà domani alle sei del mattino, ma già da ieri si sono fermati tutti i trasporti pubblici di superficie di Caracas, dove ora funziona solo la metro. L’agitazione arriva dopo che domenica oltre sette milioni di venezuelani sono andati a votare contro la convocazione dell’Assemblea Costituente, in una consultazione che il governo considera illegale. Lo sciopero generale rappresenta un nuovo livello di sfida de parte della Mud, il Tavolo di unità democratica che unisce le sigle dell’opposizione ed ha la maggioranza in parlamento. Il leader del parlamento, Julio Borges, ha sottolineato che dopo il voto di domenica è giunto il momento di “esercitare una pressione massima” sul governo. La strada per uscire dalla crisi, ha indicato, è quella tracciata dal plebiscito, che chiedeva anche libere elezioni e un governo di unità nazionale. È dai primi di aprile, quando Maduro tentò di privare il parlamento dei suoi poteri attraverso una sentenza del Tribunale Supremo, che il Venezuela è attraversato da un’ondata di manifestazioni antigovernative senza precedenti. Sono oltre 100 i dimostranti uccisi da polizia e miliziani chavisti in una protesta alimentata da una crisi economica senza precedenti, che ha precipitato il Paese nella miseria. Intanto il dittatore del Venezuela, Maduro, ha annunciato che a partire da oggi sarà in vigore un “piano speciale di giustizia di emergenza” per arrestare tutti i presunti cospiratori contro il suo governo” e dare loro un “castigo esemplare”. L’annuncio è stato fatto dal capo di stato in un colloquio telefonico con la tv di stato VTV dal Palazzo presidenziale di Miraflores, dove ha tenuto una riunione del Consiglio di difesa, “attivato per “difendere il decoro” del Paese e rispondere alla “minaccia imperiale”, facendo riferimento alle sanzioni minacciate dagli Stati Uniti qualora Maduro non ritiri la sua proposta di un’Assemblea costituente. Intanto Argentina, Colombia e Messico stanno lavorando ad una soluzione della grave crisi istituzionale in Venezuela che prevede l’uscita di scena di Nicolas Maduro al quale verrebbe assicurato un salvacondotto per lasciare il Paese. E’ quanto si legge sul sito di Clarin che ha confermato il coinvolgimento del governo argentino in questi negoziati regionali che è stato il Financial Times per primo a rivelare. Secondo il giornale, la missione di un giorno che lunedì scorso il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha fatto all’Avana è stata per discutere questa soluzione con Raul Castro, il presidente cubano che ha una relazione molto stretta con il governo chavista di Caracas. Santos si sarebbe mosso con l’appoggio del presidente argentino Mauricio Macri e messicano Enrique Pena Nieto. Le fonti del giornale argentino hanno precisato che il governo sostiene ogni tentativo di soluzione della crisi, ma hanno sottolineato che non vi è nessun dialogo diretto tra Macri e Maduro. Il presidente argentino ha invece parto al telefono con Leopoldo Lopez, il leader dell’opposizione venezuelana recentemente trasferito agli arresti domiciliari. Mentre Santos mantiene un dialogo diretto con Maduro.