Vaticano, lo spoil system di Bergoglio: un gesuita a capo dell’ex-Santo Uffizio

Ha aspettato, con grande pazienza, che il suo mandato quinquennale scadesse. E poi non l’ha silurato. Sostituendolo con un gesuita come lui. Francesco, Bergoglio, il primo Papa gesuita della storia, ha dato il benservito, allo scadere esatto del mandato di cinque anni, al cardinale Gerhard Ludwig Muller, 69 anni, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2 luglio 2012.

Al suo posto, Bergoglio ha scelto monsignor Luis Ladaria Ferrer, spagnolo, gesuita, nominato da Benedetto XVI segretario del Dicastero incaricato di promuovere e tutelare la fede cattolica.

Il Vaticano spiega che «il Santo Padre Francesco ha ringraziato il cardinale Gerhard Ludwig Müller alla conclusione del suo mandato quinquennale di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e di Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale, ed ha chiamato a succedergli neibmedesimi incarichi monsignor Ladaria Ferrer, arcivescovo titolare di Tibica e, finora, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede».

Cosa c’è da attendersi dalla nuova nomina? In una intervista al mensile “Trenta giorni“, subito dopo la nomina a segretario del Dicastero, rispondendo a quanti lo avevano definito “conservatore moderato” e “teologicamente centrista”, il neo prefetto della Dottrina della Fede, Ladaria Ferrer, disse: «Devo
dire che non mi piacciono gli estremismi, né quelli progressisti, né quelli tradizionalisti. Credo che ci sia una via media, che è quella percorsa dalla maggioranza dei professori di Teologia qui a Roma e nella Chiesa in generale, che mi sembra sia la via giusta da seguire anche se ognuno di noi ha le sue peculiarità, perché, grazie a Dio, non ci ripetiamo, non siamo cloni».

Porporato tedesco e conservatore, il suo predecesssore Muller, ora rimosso da Bergoglio, era stato tra i firmatari di una lettera al Papa all’inizio dei lavori del Sinodo sulla famiglia, firmata da altri dodici cardinali, nella quale i porporati esprimevano al Pontefice una serie di “preoccupazioni” sulle procedure del Sinodo che, secondo i 13 cardinali, erano «configurate per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse».

I tredici porporati sostenevano, inoltre, che l’Instrumentum laboris fosse inadeguato come «testo guida e fondamento di un documento finale».

Muller diede poi una sua interpretazione di “Amoris laetitia“, l’esortazione post sinodale di papa Francesco che ha sollevato i dubbi di alcuni cardinali: affermava che non si può avere una contraddizione tra dottrina e coscienza personale. «E’ impossibile – sosteneva – Ad esempio, non si può dire che ci sono circostanze per cui un adulterio non costituisce un peccato mortale. Per la dottrina cattolica è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia
giustificante. Per superare questa assurda contraddizione, Cristo ha istituito per i fedeli il Sacramento della penitenza e riconciliazione con Dio e con la Chiesa».