Uccise la moglie a fucilate davanti al figlio: solo 30 anni per Francesco Rosi

Una condanna dura, ma senza le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi. Sono “solo” 30 gli anni di reclusione inflitti a Francesco Rosi, immobiliarista perugino che nel novembre del 2015 aveva ucciso la moglie, Raffaella Presta un’avvocatessa di origine pugliese, sparandole due colpi di fucile a poca distanza dal loro bambino. Il giudice Alberto Avenoso ha escluso l’aggravante della premeditazione ed ha quindi emesso una pena più lieve rispetto all’ergastolo chiesto dal pm. La sentenza di condanna a 30 anni per il reo-confesso Francesco Rosi è arrivata al termine del processo con rito abbreviato dinanzi al gup di Perugia, Alberto Avenoso. Il giudice ha anche stabilito un risarcimento di quasi 3,5 milioni di euro per la famiglia Presta, che si era costituita parte civile e alle associazioni contro la violenza sulle donne.

Per Rosi, reo confesso in ordine all’omicidio, è stato chiesto l’ergastolo, partendo dall’ergastolo con isolamento diurno. Il Gup ha però ritenuto insussistenti le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi. Parziale soddisfazione dai parenti della vittima. «Non si torna indietro. Lei ha avuto giustizia ma nonostante sia una sentenza pesante nessuno ci ridarà mia sorella e il suo bambino non avrà più la sua mamma. Sono io la sua seconda mamma, non è semplice, la faccio col cuore, andiamo avanti», ha detto Doriana Presta, la sorella di Raffaella.