“Stato di m…Tornerà il fascismo: ora mi arrestate?” Il post incriminato di un sindaco bresciano

Non bastava un Bruno Vespa in stato di grazia a dare una lezione di storia e di etica al parlamentare dem Emanuele Fiano e alla presidentessa della Camera, Laura Boldrini, il primo firmatario di un discussissimo ddl, la seconda protagonista di polemiche al vetriolo per le sue discutibili esternazioni sui monumenti del Ventennio. No, adesso su Facebook la querelle rimbalza dai social ai blog, infuocando il dibattito: a intervenire nella discussioni stavolta è il sindaco di un paese del Bresciano, esattamente Trenzano che dal suo profilo Fb si è scagliato contro il provvedimento, che punisce l’apologia di fascismo. Poi, a stretto giro, dalle dichiarazioni alle provocazioni nel giro di un post, il primo cittadino lombardo affida alla Rete l’interrogativo retorico (e sardonico): “Ora che l’ho detto che fate? Mi arrestate”?

Fiano e antifascismo: il post “incriminato” del sindaco di Trenzano

Il battagliero sindaco in questione si chiama Andrea Bianchi, ed è primo cittadino di Trenzano al suo secondo mandato, eletto con una lista civica che porta il suo nome, appoggiata dal centrodestra. Ma non è solo in è solo in nome di una appartenenza politica o di una convinzione ideologica che Bianchi affida le sue recriminazioni al web. No: il sindaco affida a un lungo post malessere e denuncia in nome del buonsenso e di un poco considerato spirito di obiettività, sepoloto in questi giorni di dichiarazioni istituzionali inattendibili e di aggressività verbale che hanno connotato fin qui, dalle dissertazioni sul lido di Chioggia alla proposta legislativa del deputato dem, una vicenda alimentata da slogan e luoghi comuni e da finti timori spacciati per coscienza critica. E se su tutto questo Vespa ha calato un pietoso velo semplicemente ricordando ai diretti interessati – Boldrini in testa a tutti – che “se il parlamento di Scelba pensò di non punire la vendita di gadget fascisti, considerando fin da allora la Repubblica sufficientemente forte da sopportarli, dobbiamo farlo adesso?”, il sindaco del Bresciano rincara la dose puntando direttamente l’indice su “parlamentari, sottosegretari, prefetti e altri servi di questo Stato di merda in cui la gente muore sotto i cavalcavia che crollano” e in questi giorni impegnati “a censurare, rimuovere, impedire, travisare, mistificare ed infangare tutto ciò che rappresenta e fu fatto durante il Ventennio, o che solo lo ricordi. Il democratico Fiano ha già pronta una legge”…

Da Vespa al sindaco Bianchi: una battaglia demagogica che nega la verità storica

Una legge che mistificherebbe e azzererebbe quanto, tra gli altri, in questi giorni, da Vespa opportunamente ricordato: “Invece di pensare di abbattere i monumenti fascisti, dovremmo chiederci perché un quartiere fu costruito in quattro anni, mentre oggi nello stesso tempo non si riesce ad approntare un progetto di massima”.E ancora: “Il fascismo fu la settimana di 40 ore lavorative, fu l’Iri e tanti altri enti pubblici economici che salvarono il sistema bancario, fu l’Inps, l’Inail, le colonie per centinaia di migliaia di bambini che mai avevano visto il mare”. Un concetto ribadito e rilanciato da Bianchi, con altre parole e in nome di una memoria storica oltraggiata fino ad essere mistificata, che sul suo post all’indice dei soliti, immancabili buonisti dem, afferma e conclude: “Attenzione, i nonni non li avete avuti solo voi. I libri e le fonti storiche non sono solo quelli spacciati e quelle spacciate male dalla scuola pubblica repubblicana. Gli italiani non sono tutti debosciati con l’anello al naso”. Quindi l’interrogativo retorico e pungente finale: “Continuate a governare e portare allo sfascio questo Paese, una volta grande, all’insegna del vostro antifascismo, e il Fascismo inevitabilmente tornerà. Forse anche solo per l’esigenza istintiva di distinguermi da voi, più vi sento parlare e più mi sento fascista. Ora che l’ho detto, anzi che l’ho scritto, cosa intendete farmi? Mi arrestate? Mi ammazzate?”…