Spagna, la Catalogna corre verso l’indipendenza ma Rajoy frena

Il Parlamento della Catalogna ha approvato una riforma del regolamento della Camera che permette di velocizzare l’iter di approvazione delle leggi in vista del referendum per la secessione da Madrid il primo ottobre. La riforma è stata approvata con 72 voti a favore e 63 contrari. La riforma adottata dal parlamento catalano accelera l’iter, perché i provvedimenti legislativi devono essere esaminati in un’unica lettura, senza esame in Commissione e senza possibilità di presentare emendamenti. Il nuovo regolamento ha sollevato aspre critiche dell’opposizione. Ma il governo spagnolo del premier conservatore Mariano Rajoy ha imposto uno stretto controllo sui fondi statali devoluti alla Catalogna per impedire che siano spesi a favore dell’indipendenza. A quanto spiegano i media spagnoli, il sistema di controlli è stato avviato nel novembre 2015, ma ora avverrà in maniera più stringente e su base settimanale. Ma mentre procede il braccio di ferro fra Madrid e Barcellona, scende il sostegno dei catalani per la secessione dalla Spagna. Secondo un sondaggio Ceo pubblicato poche ore fa dal quotidiano La Vanguardia, solo il 41,1% dei catalani vuole separarsi dal resto del Paese, con un calo di 3 punti rispetto a marzo. Il 49,4% vuole rimanere in Spagna, rispetto al 48,5% dell’ultimo sondaggio. Il primo ministro catalano, l’indipendentista Carles Puigdemont, insiste per convocare il referendum il primo ottobre, malgrado la Corte Costituzionale spagnola lo abbia dichiarato illegale. Alla fine della settimana scorsa, Puigdemont ha effettuato un rimpasto del suo esecutivo per cacciare i ministri più timidi sull’indipendenza. Nuova vittima eccellente della stretta indipendentista del governo regionale della Catalogna. Intanto si è appreso che il capo della polizia regionale, Albert Battle si è dimesso dopo essere stato attaccato per il rifiuto a impegnare i suoi agenti nella sicurezza del controverso referendum sull’indipendenza. Nel suo comunicato di saluto, Batlle si è detto certo che la polizia regionale continuerà a difendere i cittadini “con scrupoloso rispetto e soggezione alla legge”. Il governo centrale di Madrid si oppone al referendum, che considera illegale. La caduta di Battle è una conseguenza della stretta in seno al governo regionale guidato dall’indipendentista Puigdemont, che venerdì ha destituito i membri dell’esecutivo considerati troppo timidi sul referendum. Fra le teste saltate, anche quella del responsabile dell’Interno, Jordi Jané, contrario a coinvolgere la polizia nella gestione del referendum. Il suo successore, Joaquim Forn, ha subito detto di non poter garantire la continuità di Battle sottolineando che gli agenti devono “garantire la sicurezza in modo che la gente possa votare tranquillamente”.