Sharia e social: arrestata la ragazza saudita che ha postato un video in minigonna (VIDEO)

Bella e ribelle la giovane ricercata e oggi arrestata dalla polizia saudita. Già, perché l’avvenente e coraggiosa ragazza protagonista di un video che da 24 ore sta infiammando il dibattito sulla sharia aggiornato all’era dei social, ha avuto l’ardire di farsi riprendere da uno smatphone in minigonna. Di più: la scenografia scelta per la trasgressiva provocazione mediatica è quella del Forte di Ushaiqer, a 155 chilometri da Riad, dove la giovane – nome d’arte Khulood – ha scelto di farsi riprendere durante una passeggiata in minigonna fra le rovine dell’antico castello, per poi postare il filmato su Snapchat. 

Arrestata la protagonista della passeggiata in minigonna

E così, mentre l’“irriverente” contenuto multimediale fa in breve fa il giro di Twitter e Youtube, sui social e sui giornali locali la crociata imperversa: ma per fortuna, tra chi chiede pene severe per la modella trasgressiva c’è anche chi, in barba a un conservatorismo anacronistico, difende strenuamente la ragazza e ne esorta il rilascio immediato. Fatto sta, comunque, che alla fine Khulood è stata arrestata e interrogata dalla polizia, tanto che alcuni media locali – tra cui Sabq Okaz in testa a tutti – citando un non meglio identificato portavoce della polizia della capitale, riferiscono che la giovane «ha confessato di aver visitato il sito con il suo tutore maschile», ovvero l’uomo che esercita su di lei la patria potestà, come impone la legge nel regno wahabita per le donne: un diktat che si estingue solo con la morte. Già, perché come noto le saudite hanno l’obbligo di indossare un solo abito per tutte le occasioni: lungo e nero, l’abaya, che copre uniformemente silhouette e forme dalla testa ai piedi. Un dovere imprescindibile per le donne saudite che si permea a mo’ di suggerimento giusto per le straniere che, se non proprio obbligate a indossarlo, sono comunque vivamente esortate a farlo. Per questo, violare le rigide norme in materia di vestiario femminile, oltretutto uno dei luoghi storici più visitati e rappresentativi del Regno, ha rappresentato per la convenzione di quei luoghi un affronto imperdonabile. 

Un Paese tra modernità opulenta e ossequio alla Sharia

E mentre il dibattito infervora gli internauti, reazionari o meno, tutti coinvolti su Twitter e Facebook a dissertare sullo “scandalo” e impegnati a dibattere sugli abissi che separano modernità opulenta e tradizione conservatrice, codice morale, legge e attualità sociale; tra chi chiede di indagare sul perché di quell’inaudito gesto e chi invoca per lei punizioni esemplari e il ritorno al ricorso alla polizia religiosa, osservatori stranieri e polemisti interni non possono non sottovalutare che, nel Regno, a dispetto di cambiamenti e progresso, vigono veementemente le norme più restrittive di tutto il mondo musulmano: le donne non possono guidare e devono uscire accompagnate da un parente maschio. Del resto, stiamo parlando di una realtà in cui la sharia è ancora l’unica fonte del diritto; l’unico prospetto universale a cui rifarsi persino in materia abbigliamento femminile e ruolo della donna . E tra i suoi severissimi codici, purtroppo, la sharia non contempla proprio la minigonna: chissà che la provocazione di Kulhood non costringa gli strenui difensori della sharia a prendere atto della sua esistenza…