Scuffet, lezione a Donnarumma: «Avevo offerte d’oro, scelsi la Maturità”

Non giudica le scelte di Gigio Donnarumma, la sua decisione di giocare al rialzo col Milan, la sua fuga verso Ibiza senza svolgere l’esame di maturità. «Era stanco, stressato, voleva riposare, la farà hanno prossimo…». Ma Simone Scuffet, 21 anni, portiere dell’Udinese, un portiere che solo tre anni fa, a 17 anni veniva considerato, come Donnaruma, un giovanissimo fenomeno di livello internazionale, fece una scelta diversa: restò in Italia, all’Udinese, prese la Maturità e proseguì col calcio, senza accettare di andar via, verso offerte milionarie, come quella che gli era arrivata dall’Atletico Madrid, una squadra che avrebbe giocato, arrivando due volte in finale, in Champions League.
 
In una lunga intervista alla Stampa di Torino, Scuffet commenta così lo “scandalo” , con tanto di polemica del ministro Fedeli, su quella rinuncia del suo collega del Milan alla Maturità: «Sì, io tre anni fa feci la scelta migliore, che era quella di restare nella società che mi aveva fatto crescere e che può darmi ancora tanto, in un ambiente che conosco. Da friulano, restare all’Udinese è il massimo. Prendere il diploma era una cosa che volevo fare: portare a termine un percorso, non l’ho lasciato a metà, ne sono orgoglioso». E Donnarumma? «Per lui – spiega al quotidiano torinese – è stato un finale di stagione molto difficile, con tante tensioni: e ci può stare di spendere i pochi giorni che ha con un po’ di vacanza. L’esame lo potrà fare il prossimo anno. Forse, in questo momento, era importante staccare, un attimo: lo devi fare, sennò ripartire, mentalmente, non è facile». 

Con Gigio Donnarumma, Scuffet ha condiviso le emozioni dell’Europeo: ma gli ha dato consigli sulla questione Milan? «No, c’era da pensare solo alle partite. L’unico consiglio che potevo dare a Gigio, l’ho detto alla fine, era quello di prendere la decisione che si sentiva in quel momento, di non pentirsene e di andare avanti- Premesso che non so cosa ci sia nella testa di Gigio, sicuramente avrà valutato che il Milan è l’ambiente dove è cresciuto». Alla fine arriva la confessione: «Cosa invidio al mio collega? Lo stipendio…».