Sbarchi, l’Ue ci tratta da pezzenti: offre 35 milioni, ma noi spendiamo 5 miliardi

Sanno di beffa le misure approvate dall’Ue per sostenere l’Italia nella gestione dell’emergenza migranti. Il piano varato dalla Commissione europea, come base per le discussioni del vertice che si terrà a Tallin, in Estonia, il 6 luglio, è zeppo di propositi che fanno pensare più a rassicurazioni che a soluzioni.

L’elemosina della Ue: 35 milioni di euro

Un dato su tutti basta per capire quale sia l’impegno che l’Europa intende profondere per il nostro Paese: la Commissione ha dato il via libera a un aumento dei fondi per la gestione dell’emergenza pari a 35 milioni di euro, ponendo una certa enfasi sul fatto che possono essere smobilizzati «immediatamente». L’Italia, però, dati del ministero dell’Economia alla mano, nel 2016 ha speso, «al netto dei contributi dell’Ue», 3,6 miliardi e le stime per il 2017 parlano di una cifra complessiva di almeno 4,2 miliardi, che però potrebbero arrivare a 4,6 miliardi «se l’afflusso dovesse continuare a crescere». E nulla, allo stato attuale, fa pensare che possa arrestarsi o anche solo diminuire. 

Ci offrono una «squadra di esperti»

Il piano di azione approvato dalla Commissione, per il resto, è un insieme di sollecitazioni agli Stati membri, di raccomandazioni all’Italia, di interventi da attuarsi «su base volontaria» e di «disponibilità» per le quali, però, il nostro Paese deve fare richiesta. C’è la «disponibilità» dell’Ue, per esempio, a supportarci con una squadra di reazione rapida di oltre 500 esperti in rimpatri della Guardia Costiera e di Frontiera europea «pronta a essere dispiegata alla richiesta dell’Italia». Ma la Commissione chiede all’Italia anche di stilare «una lista nazionale di Paesi di origine sicuri». Una misura che, ad avviso di Bruxelles, dovrebbe «aumentare il tasso di rimpatri». Non solo, veniamo sollecitati a scrivere un codice di condotta per le Ong, che però deve passare al vaglio della Commissione Ue e delle stesse Ong.

Quei programmi su base volontaria

Un’altra misura che dovrebbe, nelle intenzioni della Commissione Ue, alleggerire la pressione sulle nostre coste è un nuovo programma di reinsediamenti dei richiedenti asilo attualmente in Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, insieme all’Unhrc. Anche questo programma ha «decorrenza immediata», solo che «è volontario come tutti gli schemi di reinsediamento», come fa notare la stessa Commissione, la quale si dice comunque fiduciosa del fatto che, di per sé, dovrebbe «contribuire a ridurre il cosiddetto “pull factor”, il fattore di attrazione, aprendo vie legali per arrivare in Europa. Non è chiaro, però, se con Europa si intenda tutta la Ue o, ancora una volta, la sola Italia.