Sanzioni Ue alla Russia, il grido del Veneto: un boomerang, persi miliardi

Mentre l’Unione europea rinnova per altri sei mesi le sanzioni alla Russia per la vicenda della Crimea, la Regione Veneto fa i conti con gli effetti di tre anni di embargo russo sul Pil e sui flussi commerciali del Nordest e cerca ogni strategia utile per limitare i danni. Il Comitato regionale sulle problematiche delle sanzioni alla Russia, istituito lo scorso aprile come organo tecnico di raccordo tra istituzioni locali e categorie economiche, ieri si è nuovamente riunito sotto la presidenza dell’assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato, su delega del presidente Luca Zaia, per misurare il reale impatto delle sanzioni Ue sull’economia del Nordest. L’export triveneto verso la Russia è crollato del 37% rispetto al 2013, i settori più colpiti sono l’agroalimentare (che ha perso un miliardo di fatturato l’anno su scala nazionale), la manifattura di lusso, l’arredamento e la carpenteria. Pesanti anche gli effetti sull’industria turistica veneta, che ha visto crollare del 35,6 per cento gli arrivi russi, con una perdita di fatturato quantificata dalle associazioni di categoria nell’ordine di 160 milioni di euro l’anno. L’Italia, e in particolare il Nordest, è il Paese che rischia di pagare il conto più salato del regime sanzionatorio adottato nel 2014. “Per noi le sanzioni sono state un boomerang, visto che il governo russo, come contromisura alle sanzioni Ue e Usa, ha posto l’embargo in particolare sui prodotti di qualità del made in Italy, ad origine protetta e ad alto valore aggiunto”, ha puntualizzato l’assessore Marcato, facendo sintesi delle segnalazioni raccolte da tutte le categorie economiche. ”Un effetto che rischia di protrarsi a lungo, visto che i consumatori russi si sono orientati verso produzioni interne o altri partners commerciali non colpiti da embargo. Il danno infatti non si traduce solo nel calo dell’export, ma anche nella difficoltà di recuperare le quote di mercato che sono andate perse”, ha sottolineato. “Il Veneto, che è la regione che meglio sta uscendo dalla crisi economica in termini di Pil e di tasso di disoccupazione – ha aggiunto l’assessore – di tutto ha bisogno fuorché di sanzioni e controsanzioni, che stanno gravando solo sulle nostre imprese, rispetto a un mercato strategico come quello russo”. ”La Regione Veneto è pronta a giocare tutto il proprio ruolo istituzionale, politico ed economico su questa partita – ha prospettato il referente regionale per le politiche economiche – e ha già cominciato a farlo siglando, d’intesa con la Farnesina, accordi interregionali con regioni della Russia. Il primo di questi è stato siglato il 27 giugno scorso dal presidente Zaia con la regione russa di Voronezh, e ora siamo al lavoro per formalizzare una intesa istituzionale con la regione armena di Armavir. In questo modo, apriamo canali istituzionali di dialogo, di amicizia e di relazione economica con istituzioni russe o di paesi limitrofi, legati alla Russia da rapporti di partnership, spianando così la via a possibili triangolazioni commerciali per i nostri imprenditori e alla ripresa degli arrivi turistici dalle aree a est degli Urali”. La Regione del Veneto, che aveva chiesto per prima fin dal 2014 di riconsiderare le misure sanzionatorie con risoluzioni del Consiglio regionale e deliberazioni della Giunta, è pronta a riprendere l’iniziativa politica anche con il governo nazionale e l’Unione europea.