Orrore in Iraq, nella Mosul liberata una kamikaze si fa esplodere col bimbo in braccio

E’ caos in Iraq: è solo di ieri la notizia della liberazione finale di Mosul eppure, sopiti trionfalismi non sembra riuscire ad accantonarsi il giustizialismo fai da te dell’Isis, che malgrado la disfatta militare sembra poter continuare a contare su cani sciolti e lupi solitari disposti al martirio jihadista pur di uccidere il più alto numero di vittime innocenti. E allora, la notizia diffusa in queste ore da una stazione tv locale, al-Mawsleya, e rilanciata dal Daily Telegraph, racconta l’ultimo orrore di Daesh e descrive nel sangue la situazione di odio e di caos che stringe nella sua morsa la terra irachena: tra fotogrammi di morte e sgomento inenarrabile, da Baghdad al vecchio continente fanno orrore le immagini di una kamikaze con bimbo di pochi anni in braccio disposta a tutto pur di farsi esplodere a un posto di blocco. Pur di uccidere soldati e civili. Pur di seminare altro sangue e altro orrore.

Una kamikaze si fa esplodere con un bambino in braccio

E così, nella Mosul appena liberata dal giogo di Daesh, una donna kamikaze affiliata all’Isis indomita quanto determinata a non cedere alle forze governative il campo, con in braccio un bambino di pochi anni, usato per mimetizzarsi meglio tra la folla, prova a passare tra alcuni soldati iracheni tentando di innescare l’ordigno esplosivo che nasconde sotto l’hijab. Ma la cosa non funziona e malgrado la donna stringa forte nelle mani il detonatore nascosto nel manico della borsa che stringe a sé, provando ad azionarlo a più riprese, la bomba non esplode e la kamikaze riesce suo malgrado a passare indenne il posto di blocco presidiato.

L’attentato a un posto di blocco dei soldati iracheni

Ma la jihadista con bimbo in braccio non è soddisfatta: non vuole lasciare all’esercito di Baghdad il controllo della situazione; non vuole ricominciare altrove a vivere in pace: vuole uccidere e vuole morire, portando con sé anche il piccolo innocente che sta per far saltare in aria insieme a lei. E infatti, non contenta di essersi salvata, la kamikaze insiste: prova e riprova a più riprese a farsi saltare in aria, ma la bomba sembra non volerne sapere di esplodere. Almeno fino a quell’ultimo, estremo tentativo di azionare l’innesco: quando l’ordigno esplode, uccidendo lei, il piccolo che portava con sé e due soldati, oltre a ferire alcuni civili. Ed è di nuovo sangue e disperazione, sgomento e rabbia: certo non è la prima volta che una soldatessa dell’Isis si fa esplodere in strada; ma è di sicuro la prima volta che il martirio terroristico avviene con un bambino in braccio…