«Non affitto casa ai neri»: i soliti buonisti processano il locatario, ma sul web…

«Non affitto casa ai neri, andate via»: la risposta, legittima, data con fermezza e sincerità da un proprietario di due appartamenti a Riano Flaminio, vicino a Roma, ha scatenato il conformismo più .. dei soliti anticonformisti, immancabili buonisti di sempre, a dispetto di quello che la cronaca nazionale denuncia e la quotidianità dei piccoli centri racconta. Il web, neanche a dirlo, si è scatenato come soprattutto in queste circostanze dimostra di saper fare.

Riano, «Non affitto casa ai neri»: 2 consiglieri dem attaccano il locatario

Dunque è successo ancora: il proprietario di due appartamenti nega le proprie abitazioni a nove dipendenti, tutti africani, di una società di logistica, nonostante un regolare contratto d’affitto già firmato dall’azienda, e sul web parte quasi in contemporanea ai rumors non ancora confermati, la crociata tra chi è pronto a ergersi difensore dei diritti di ospitalità coatta e chi, di contro, si schiera con il locatario e a sostegno del suo diritto di dire no; di scegliere a chi affittare i propri immobili e a chi non darli in concessione. Il caso, neanche a dirlo, è stato denunciato dal sindacato Usb e da due consiglieri comunali del Pd di Riano, con le ovvie, demagogiche dissertazioni di turno. Alle quali hanno risposto tempestivamente e online molti internauti decisi a contestare, con semplici parole e fatti circostanziati, il processo morale immediatamente allestito in nome di quel benpensantismo di facile acchito tra i soliti buonisti all’opera.  

Sul caso il web testimonia insofferenza e malcontento diffusi 

Anche questa storia, allora, dimostra quanto gli umori di chi accoglie sono davvero al limite ormai e quanto le accuse di discriminazione e di razzismo siano sempre in tasca degli immancabili depositari della verità ecumenica d’antan. E come il malcontento diffuso e endemizzato – creato e non risolto dagli amministratori di un Paese allo stremo dell’accoglienza – sia a totale appannaggio dei singoli che, quanto meno, dovrebbero avere il diritto di decidere sui propri beni senza venire marchiati da una lettera scarlatta che incombe alle spalle dell’ultimo gesto, dell’ultimo artefice, e al tempo stesso, vittima, del decisionismo individuale, frutto dell’autodeterminazione eretta a sistema privato che si beffa dell’inconcludenza e dell’inadeguatezza di chi dovrebbe provvedere e non lo fa, o, semmai lo facesse, interviene in malo modo.