Nel Pd è fronda continua. Renzi sempre più uomo (isolato) al comando

È da tempo che Matteo Renzi non ne azzecca una. Fino a qualche mese fa, a occhio e croce fino alla debàcle referendaria, ogni sua parola appariva ispirata, a tratti profetica. E quel che annunciava, si avverava, a conferma di un tocco magico capace di stregare persino un tycoon pragmatico come Berlusconi. Oggi accade l’esatto contrario: le suo parole sono a volte premature, altre volte tardive, in ogni caso intempestive. Un anno fa o giù di lì, col cavolo che avrebbe fatto sparire dalla bacheca del Pd un post sui migranti in versione simil-leghista («Gli immigrati vanno aiutati a casa loro») senza ingaggiare battaglia. Oggi, invece, è costretto a subire i fendenti del ministro Andrea Orlando, reincarnazione 2.0 del funzionario di partito del vecchio Pci, e di Michele Emiliano, furbo magistrato levantino prestato alla politica, che scalcia contro Renzi nella speranza di ritagliare per sé il ruolo di libertador che fu di un Emiliano (Zapata) messicano. Entrambi, Orlando ed Emiliano (pugliese), hanno preso spunto dal post cancellato per  accusarlo di non essere abbastanza di sinistra e di occhieggiare al Cavaliere per preparare il più inconfessabile dei connubi, quello appunto tra il Pd e Forza Italia. In altri tempi, non sarebbe accaduto. Ma nei mesi Renzi ha seminato molto vento e perciò raccoglie solo tempeste. Persino ora che al netto della effettiva sovrapponibilità con quelli tante volte vergati dall’altro Matteo, Salvini, il post incriminato sostiene una tesi di buon senso. Resta semmai un mistero che lo attacchino adesso e non quando, nel 2014, insieme ad Alfano, ha sottoscritto gli accordi capestro grazie ai quali l’Italia oggi è invasa da migranti che non scappano da guerre o da feroci dittature ma dalla miseria, come ha ammesso lo stesso Gentiloni in queste ore al G20. Insomma, per una volta che Renzi dice finalmente una cosa sensata, invece di applaudirlo, lo mandano a quel paese. È proprio l’ora di mandarci anche il Pd.