Molotov contro l’albergo dei clandestini a Brescia: chi vuole la guerra civile?

Due bombe molotov sono state lanciate all’interno di un albergo destinato a ospitare clandestini portati in Italia dagli scafisti. È accaduto la notte scorsa a Vobarno, piccolo centro in provincia di Brescia. L’albergo, attualmente chiuso al pubblico, Eureka, di proprietà di Valerio Ponchiardi, aspettava i clandestini da un momento all’altro. Importanti i danni alla struttura che sarebbe stata individuata dalle autorità per dare “ospitalità” a 35 clandestini. Sulla vicenda ovviamente indagano i carabinieri. Il gesto potrebbe essere un’intimidazione nei confronti del proprietario dell’albergo, chenella notte tra giovedì e venerdì ha spento personalmente il principio di incendio. Vobarno è un piccolo centro di appena ottomila abitanti, e quello che è certo è che la popolazione è satura. come riferisce il quotidiano Bresciaoggi: “I numeri oramai valgono poco visto che l’emergenza li sta facendo lievitare ora dopo ora, spingendo la provincia di Brescia ben oltre i tremila richiedenti asilo ospitati. E con il passare dei giorni, per stessa ammissione del prefetto Annunziato Vardè, sarà sempre peggio. Da qui l’appello lanciato perché «tutti facciano la loro parte», anche chi fino a oggi si è professato «obiettore» come i sindaci leghisti. Tutto mentre la procura sembra abbia scoperchiato il giro della «mala accoglienza» indagando per truffa allo Stato Angelo Scaroni, imprenditore bresciano di 43 anni, coinvolto in un’inchiesta sulla gestione dei richiedenti asilo e iscritto nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani”. Da parte sua  il sindaco Beppe Lancini aveva scritto al prefetto una lunga lettera nella quale sosteneva la “non sostenibilità” di nuovi arrivi, soprattutto per il rischio di problemi di ordine pubblico. La verità è che sul business dei clandestini portati in Italia dalle navi delle cosiddette ong con la complicità della nostra Marina militare italiana, vicenda su cui stanno indagando diverse procure siciliane, ci guadagnano in molti; la carità pelosa dell’accoglienza serve solo a rimpinguare le tasche di cooperative, ong, albergatori di pochi scrupoli, e tanti altri. Ma l’operazione ha un costo sociale enorme: gli unici a rimetterci potrebbero essere proprio gli italiani, oltre a quei poveri disgraziati di clandestini che un lavoro non lo troveranno mai.